Italia
Quando si toglie da lì?
L’incubo della Venus rimasta per due anni e mezzo sugli scogli di Castiglioncello
LIVORNO. Nemmeno fosse una domenica di solleone con gli stabilimenti balneari aperti e il Livorno che gioca in casa contro il Real Madrid: sul lungomare il serpentone delle auto in fila arrivava fino all’Accademia e, in certi momenti, addirittura agli Acquaviva, tutti in coda per vedere la nave cargo incagliata al Gabbiano, “parcheggiata” come fosse una Smart.
È il tempo della curiosità e dei selfie: con i ragazzini si immaginano di fare la siuski tuffandosi dal ponte della Sigma. Ma, in realtà, già si affaccia l’incubo di qualcosa che abbiamo già vissuto. Vedi alla voce “Urania”: una delle taccate cede e, nell’agosto di due anni fa, la nave del Cnr crolla addosso a un operaio uccidendolo e schianta il bacino galleggiante. Da allora tutto congelato per le giuste esigenze di giustizia delle indagini su una vicenda tanto grave: di fatto, però, la gara per l’affidamento dei bacini finisce nel freezer e con essa le prospettive occupazionali del settore.
Ma qui non c’è la tragedia di una morte operaia sul lavoro, e allora è a un’altra vicenda che sembra tutt’altro che casuale il riferimento: la motonave Venus, un cargo di 85 metri battente bandiera libanese, diretto al porto di Carrara da Port Said, piomba sugli scogli fra Caletta e Castiglioncello, arrestandosi praticamente a un passo dalla passeggiata. È una notte dell’autunno 2002, libecciata gagliarda ma per niente da record (sugli 80 chilometri orari): eppure la motonave finisce così vicino a riva che la potevi toccare senza mettere i piedi in acqua...
Bisognerà rimanere con il fiato sospeso per due anni e mezzo temendo sversamenti e guai ambientali: trenta mesi di attesa (e oltre quattro di lavori di smantellamento) per veder sparire il fantasma del relitto demolito pezzo dopo pezzo, ovviamente a spese dei contribuenti. Bisognerà aspettare la beffa del quarto anniversario dello “spiaggiamento” di questa carcassa di nave per assistere all’ultima beffa: una assoluzione e una condanna minima azzerata dall’indulto come atto finale di un processo che ha visto gli armatori libanesi sparire nel nulla.
Palazzo Civico, con una nota del sindaco, scende in campo per fare di questa vicenda la controprova da usare nella propria battaglia per la riapertura dei bacini. Comunque la si pensi, di sicuro c’è solo una cosa: non può star lì quella “montagna” di oltre 6mila tonnellate di acciaio arancione shocking piantata nel cuore del lungomare.
Non può star lì: proprio nel tratto più spalancato, dove la strada quasi tocca la battigia; proprio a un palmo dallo chalet della Rotonda, del quale giusto adesso parte la riqualificazione.
Gli interrogativi si rincorrono: ad esempio, se trovasse riscontro l’ipotesi secondo la quale il comandante avrebbe fatto svuotare le acque di zavorra in un disperato tentativo di salvarsi diminuendo il pescaggio, è forse vero che adesso ci sarebbe qualche difficoltà in più per la stabilità del cargo in caso di nuova mareggiata? Sta di fatto che, però, la nave finora non si sta inclinando e questo autorizza qualche speranza. E poi: la scheda tecnica indica un pescaggio senza carico di almeno 4 metri, ma lì accanto al Gabbiano il fondale è molto meno profondo, dunque a che santo bisogna votarsi per sperare che basti l’abnegazione di un paio di rimorchiatori? Comunque, i tecnici non rinunciano a leggere qualche segnale di ottimismo nel fatto che la Sigma beccheggia sia di prua che di poppa.
Dirà qualcosa di significativo già la riunione di oggi in Capitaneria: per affrontare l’emergenza e, al tempo stesso, guardare anche al di là.
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