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«Meno cara e senza confusione così ruberete i vacanzieri a Pisa»
Gli addetti di lavori ci tirano le orecchie per incuria e trasandatezza ma invitano a scoprire le potenzialità nascoste della nostra città: può essere il campo base per escursioni in Toscana
LIVORNO. Eccoci raffigurati come «la quintessenza della località portuale», e fin qui niente di male. La sentenza è nelle righe successive: «Anche se la prima impressione è raramente positiva, Livorno è una città “vera” che con il tempo si fa apprezzare». Parola di Lonely Planet, la bibbia dei viaggiatori, nata in Australia quasi per scherzo dal tour di un ingegnere squattrinato e poi diventata un colosso mondiale finito prima nelle mani della Bbc e poi di un magnate del Kentucky che, vendendo le sue fabbriche di sigarette low cost, si è riconvertito a filantropo ecologista.
La “fotografia” che Lonely Planet nell'edizione italiana fa di Livorno insiste sul fatto che la nostra cucina di mare «è la migliore della costa tirrenica», il centro storico è «trasandato» ma «molto affascinante» grazie ai canali che lo attraversano (e «a sud dell'elegante lungomare Belle Epoque si estendono spiagge di ciottoli»). Al tirar delle somme, l'identikit parla di una «città sobria» che «si rivela piacevole tanto per una breve sosta fra un traghetto e l'altro quanto come meta di una gita in giornata da Firenze o Pisa».
Un buon viatico per una città che dal dopoguerra è sparita dalle rotte del turismo (e ora vorrebbe tornarci).
In realtà, la super-guida internazionale prende un granchio: non c'è nessuno che sbarca da un traghetto e deve passare del tempo in attesa di imbarcarsi su un altro ferry, semmai c’è da far sì che una fetta dei due milioni di passeggeri in arrivo o in partenza dalla stazione traghetti decida di spendere qui un po’ di tempo prima di salire a bordo per andare in Sardegna o in Corsica oppure dopo esser tornati in Continente al rientro dalle vacanze.
E non è tutto. Fra gli addetti ai lavori c'è chi invita a rovesciare la prospettiva: anziché puntare a fare l'appendice dei flussi di turisti centrati su Pisa e Firenze, meglio cercare di qualificarsi come il campo base dal quale le comitive partono verso le località della nostra regione. È quel che pensa, ad esempio, Barbara Materny, con il suo blog di viaggiatrice controcorrente: Livorno è «una buona base per escursioni alle vicine Pisa (a soli 20 minuti di treno) e in altre città, come Siena, o anche a Firenze, che è un po' più lontano».
Alla vigilia di Natale la blogger ha rilanciato su Twitter il post dedicato alle “dieci cose da fare a Livorno”: sarà anche diversa da una tipica destinazione turistica toscana, fatto sta che Livorno è «davvero affascinante se si sa dove andare e, cosa più importante di tutte, non c’è un mucchio di turista che ti fanno impazzire: si può effettivamente godere di più autentico stile di vita italiano e di trovare alcune cose interessanti, e magari anche pagando un po’ meno».
Fabrizio Ottone, presidente delle Guide Labroniche, lo attribuisce all’“effetto sorpresa”: «Chi viene in Toscana per la prima volta vuole andare a farsi la foto davanti alla Torre di Pisa o alla Cupola del Brunelleschi a Firenze. È come se andasse in cerca della foto-cartolina per acchiapparla e metterla in un selfie. Al contrario, c’è chi la “cartolina dal vivo” l’ha già vista perché è al secondo o al terzo viaggio in Toscana e allora va a caccia di qualcosa di meno logorato: una scoperta, insomma. Non sapete quante volte, quando accompagno i turisti in battello, c’è un coro di “oh!” e di “ah!” mentre scoprono con i loro occhi qualcosa di mai visto in tv o sulle riviste di viaggi». Per dirne una: Ottone ricorda la coppia olandese di Volterra che ha portato alla scoperta una Livorno inedita, poi finita in una guida per il pubblico olandese.
Sorpresa: è quel che confessa anche la blogger di “Didn’t bring a map”. «Non sapevo cosa aspettarmi quando ho prenotato la camera». E giù una descrizione molto livornese: lo strano arrivo all’alba, non c’è nessuno al quale chiedere. Salvo un paio di tizi che avranno alzato un po’ il gomito, parlano per frasi smozzicate un po’ in italiano e un po’ meno in inglese, ma alla fine a suon di gesti riescono a risolvere il problema del dov’è l’hotel.
La sorpresa: è il tasto sul quale insiste anche un lungo articolo pubblicato nei mesi scorsi sul Telegraph, uno dei più diffusi quotidiani britannici. L’approccio è più o meno quello: Livorno «non colpisce immediatamente i visitatori come un luogo sul quale soffermarsi: in effetti, la maggior parte tira dritto in fretta verso Firenze e oltre. Ma vai oltre la Fortezza Nuova o il bel quartiere di canali, noto, per ovvi motivi, come Nuova Venezia, e tu potrai iniziare a capire perché Livorno era in cima alla lista delle città da vedere nel Gran Tour del Settecento e dell'Ottocento».
I consigli di Rick Steves li trovate fra blog, trasmissioni tv e canale YouTube: pesano molto sulle scelte dei turisti americani. In uno dei suoi post dedicati alla nostra città la accomuna ad altri porti che rappresentano la “porta” verso grandi destinazioni turistiche nelle vicinanze: Livorno per Firenze-Pisa, Civitavecchia per Roma, Tolone per la Provenza, tutte e tre con un «loro fascino sorprendente». A sorpresa, visto che sono «generalmente stroncati come porti industriali noiosi»: al contrario, vi ha scovato «la grinta del carattere portuale, una lunga storia marittima». Tradotto: «se avete già visto famosi tesori d'arte di Firenze, risparmiare tre ore di bus e godetevi a Livorno un vero assaggio dello stile di vita italiano».
Non crediate che sia solo un coro di lodi e applausi: al contrario, ad esempio nel forum della grande community di Cruise Critic – una delle più affollate al mondo, con 5 milioni di utenti unici al mese – Livorno viene citata una infinità di volte. Magari anche per lamentarsi di esser stato «preso in ostaggio nel porto di Livorno». No, non c’entra né la malavita organizzata né il terrorismo internazionale: il crocerista racconta di essersi sentito chiedere 12 dollari extra per la navetta. Con l’aut aut: o paghi o resti a bordo e non ti muovi...
Forse però la cosa più curiosa è il fatto che noi stessi livornesi siamo “turisti” nella nostra città: e non per una qualche sensazione di estraneità ma, anzi, perché «c’è una altissima domanda di riscoprire la propria città, di farsela raccontare per cominciare a capirla davvero». Lo dice Fabrizio Ottone, che a bordo dei bus rossi ha organizzato insieme ai colleghi tour per fissare lo sguardo su aspetti meno conosciuti come la città delle acque (Cisternone e Cisternino) o il volto “noir” di Livorno (fra Villa Morazzana, lo Stillo e Montenero). «Lavoriamo tanto con le crociere, – afferma – ma è capitato di avere di fronte decine e decine di livornesi che non si accontentavano più di vedere la loro città ma volevano conoscerne le radici».
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