Il presidio
Authority, l’attesa senza fine Sembra tutto deciso, eppure...
Il ministro Delrio ha fatto il nome dell’ingegner Corsini, il governatore Rossi ha informalmente accettato Ma l’iter per il nuovo presidente di Palazzo Rosciano pare addormentato: non va avanti di un metro
LIVORNO. Per dare un presidente alla nuova Authority di sistema che aggrega i porti di Livorno e Piombino, non è bastato neanche che il ministro Graziano Delrio abbia fatto in diretta il nome del designato (Stefano Corsini) e che, seppur con qualche disappunto per il blitz, il governatore Enrico Rossi abbia confermato il giudizio positivo sull’ingegnere romano.
Era il 19 dicembre fra il ponte del Calambrone e la Darsena Toscana tanto l’uno come l’altro erano venuti a inaugurare la direttissima ferroviaria che promette di far fare un guizzo di competitività alle banchine labroniche. Sono passate più di due settimane eppure la situazione non risulta aver fatto neanche un metro in più. Era stato lo stesso Delrio a dettare come scusante forse un ritardo nella posta, dicendo che la richiesta formale l’aveva inviata solo il sabato precedente. Dunque, forse il governatore avrebbe trovato al suo ritorno a Firenze la posta da sbrigare...
Già quel giorno, in realtà, era il trentacinquesimo da quando era scaduta la terza proroga dell’incarico di commissario a Giuliano Gallanti: del proprio mandato a Palazzo Rosciano, l’inaugurazione più importante – con quest’appalto ferroviario da 40 milioni di euro – l’ha fatta paradossalmente in questa fase di interregno che ha riesumato a suon di circolari le “prorogatio” infinite che pure sarebbero state cancellate per legge dalla riforma Bassanini.
Sono dunque 50 giorni che aspettiamo la nomina del nuovo presidente. A dire il vero, l’attesa è stata ben più lunga: sono tre mesi e mezzo che la riforma è entrata in vigore. E non si può dire che sia stata un fulmine a ciel sereno: il consiglio dei ministri l’aveva varata alla fine del luglio scorso e il piano della logistica che ne è il “padre” spirituale è stato varato esattamente un anno prima, salvo strappare in extremis il paragrafetto relativo agli accorpamenti.
Il 20 gennaio si compiranno i sei anni dall’arrivo di Gallanti al timone del porto di Livorno, prima come commissario, poi come presidente, infine di nuovo come commissario: siamo alla vigilia del “compleanno” della fondazione del Partito comunista nell’ex teatro San Marco, a poche centinaia di metri dalla sede dell’Authority...
Difficile che l’iter si completi prima che Gallanti spenga la sesta candelina sulla torta di Palazzo Rosciano, ma va detto che non è neppure cominciato: per ora ci si basa semplicemente sulle dichiarazione del ministro davanti al taccuino dei cronisti.
Non si ha traccia ufficiale di una intesa. Eppure da Firenze continuano a giurare: non c’è nessun problema politico. Tutta colpa delle feste di fine anno, insomma: e pensare che stavolta il Natale e il Capodanno hanno coinciso con le domeniche, chissà cosa sarebbe accaduto negli scorsi anni. A chi fa rilevare quanto sia lungo e infinito questo tempo sospeso in attesa del nuovo presidente, viene fatto rilevare che comunque a Roma le Camere riprenderanno a lavorare il 10 gennaio: se mettiamo qualche giorno per riuscire a infilare nel calendario il provvedimento relativo all’Authority livornese-piombinese, si andrebbe più in là di metà mese.
Non è un segreto che spetta al nuovo presidente indicare il nome di un uomo di fiducia per portarne la nomina in comitato portuale, anzi nel comitato di gestione (anch’esso ancora tutto da nominare). Nel frattempo, l’ultima seduta del comitato uscente ha rinnovato fino al 31 marzo l’incarico all’attuale numero due, Massimo Provinciali.
Proprio Provinciali risulta in lizza per la riconferma come segretario generale. Come numero due è in pista anche l’ipotesi legata al nome di Luciano Guerrieri, alla guida dello scalo di Piombino da undici anni e mezzo (per lui si era parlato anche della presidenza di una delle Autorità portuali). In entrambi i casi, avendo un presidente che arriva da fuori – dalla tecnostruttura romana di Palazzo Chigi – il gossip insiste sulla saldatura con quel che c’è adesso sotto il segno della continuità: con Provinciali l’accento viene messo sull’operato dell’amministrazione uscente; con Guerrieri, invece, sulle radici territoriali in una fase in cui si ridefinisce anche la geografia dell’ente.
Per intanto, non si vede neanche di lontano traccia del futuro comitato di gestione che dovrà affiancare il presidente: non solo non ci sono le nomine ma nemmeno l’ombra del dibattito che le precede. Eppure stiamo parlando del porto: uno dei pochi settori – se non l’unico – in grado di ridare ossigeno all’occupazione in una città che per una metà festeggia il nuovo anno e per l’altra metà è stremata dai guai e mugugni.
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