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Blitz misterioso di notte nell’ufficio del sindaco e Nogarin fa denuncia
Livorno, luce accesa e porta chiusa da dentro con chiave mai vista: «Sarà il fantasma del Palazzo». Ma Morini: «È un messaggio»
LIVORNO. «Ho presentato formale querela contro ignoti: l’ho fatto al nucleo di polizia giudiziaria della polizia municipale. Già avevano acquisito il rapporto dei vigili urbani che erano intervenuti quella notte per capire cos’era avvenuto nel mio ufficio». La conferma arriva dal sindaco Filippo Nogarin, e quel che è capitato nella sua stanza a Palazzo Civico resta un rebus a distanza di una decina di giorni.
L’enigma da risolvere riguarda una chiave tipo Yale, facilmente riconoscibile perché ossidata per metà. Nella notte fra sabato 17 e domenica 18 i vigili urbani la trovano nella serratura, chiusa dall’interno, di una contro-porta dell’ufficio del sindaco che viene sempre lasciata aperta. La luce è accesa, «e – dice Nogarin – non potevo averlo fatto io che ero arrivato di primo mattino , ho avuto un lunghissimo confronto con sindacati e personale sulla macrostruttura: 7 ore di scambio di idee. E quando me ne sono andato era ancora giorno...».
Qualcuno si è infilato di nascosto nella stanza del sindaco a caccia di qualcosa? È chiaro che Nogarin non sia stato contentissimo, anche se tiene a precisare che «le cose me le porto nel mio trolley e non le lascio in giro». Ma per smorzare le dietrologie tira fuori la leggenda del fantasma della ragazza chiusa dentro il Palazzo Comunale: «Si vede che ho fatto qualche sgarbo allo “spirito” che “abita” dentro il Palazzo, e ora mi ha fatto un dispetto...».
Più pragmatico e meno sognatore, l’assessore Andrea Morini: «È come se quella chiave, che nessuno di noi aveva visto così come nessuna delle segretarie storiche, volessero farcela trovare. Un messaggio per dirci: entriamo quando vogliamo».
Morini è uno dei protagonisti di questa vicenda fin dagli inizi: verso la mezzanotte di sabato 17. È uno dei collaboratori del sindaco che vedendo ancora accesa la luce del suo studio in Comune, quella notte gli mandano whatsapp e messaggini, forse un po’ per scherzo, forse un po’ preoccupati: gli chiedono cosa ci fa a mezzanotte passata ancora in Comune. Nogarin in realtà è a casa sua («un momento di relax con mia figlia»): intuisce che qualcosa non quadra, chiede l’intervento della polizia municipale.
L’ufficio del sindaco ha un doppio accesso sulla sala delle cerimonie di Palazzo Civico: uno è quello abituale e porta alla segreteria, dalla quale poi si entra nella stanza di Nogarin passando una doppia porta ricavata nello spessore del muro. Ecco lì l’uscio è bloccato. Non c’è verso di aprirlo. Prima di usare la forza e sfondarlo, i vigili utilizzano l’altro accesso, che non viene usato quasi mai. Entrano: trovano la luce accesa e questa misteriosa chiave nella toppa dall’interno.
«Non hanno rubato nulla, non manca nulla», dice Nogarin per tranquillizzare riguardo alla vulnerabilità di Palazzo Civico.Non è la prima volta che accade qualcosa del genere: nel febbraio di nove anni fa era capitato all’allora sindaco Alessandro Cosimi: “giallo” in Comune per un blitz ladresco che aveva fatto sparire l’agenda con tutti gli appuntamenti del sindaco, la rubrica e il blocnotes con le informazioni raccolte dagli uffici dei più stretti collaboratori di Cosimi. In quel caso al centro del “giallo” era finito il telecomando con cui era stata aperta la porta dell’anticamera.
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