Il Tirreno

Livorno

Benigni, Fiorello, Gaber: chiude Motorino l'osteria preferita dai vip

di Gianni Tacchi
Benigni, Fiorello, Gaber: chiude Motorino l'osteria preferita dai vip

Livorno, appesi alle pareti di via Oberdan 26 anni di storia e sapori. Lo chef Franco Nesi: decisione sofferta, ma io ho 83 anni

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LIVORNO. «Siamo di Bologna, siamo venuti qui solo per lei e i suoi scampi crudi, dopo pranzo torniamo a casa». «Dè, ‘un siete mi’a normali! Quattrocento ‘hilometri per du’ scampi…». Sì, Motorino è così. Dal suo angolo magico e segreto di via Oberdan, una cucina con ricette che nascondeva perfino allo staff, si affacciava in sala e accoglieva tutti con questa veracità, «da Benigni all’ultimo livornese». E in fondo era il contorno ideale per i suoi piatti, semplici e sempre freschi. «Via, non fatemi passà da fenomeno – interrompe subito – poi la gente si gira e pensa: “Guarda lu’ lì, s’è montato la testa!”». Macché, ogni sua parola profuma di pesce fresco e umiltà. Anche e soprattutto ora che ha abbassato la saracinesca, convinto dalla famiglia e anche dal peso dell’età, 83 anni. «Io sarei andato ancora avanti – spiega – ma i miei figli hanno insistito e alla fine hanno vinto loro. È stata una decisione sofferta, lo giuro. Qui c’è tutta la mia vita, ci sono mille ricordi e mille soddisfazioni. Oggi ripenso a tutte quelle persone che venivano da fuori città per mangiare qui, ma anche ai personaggi famosi e importanti che ho servito. E poi l’amicizia con Paolo Virzì: ci siamo conosciuti qui, davanti a un po’ di riso nero, e poi è diventato come un figlio per me». E infatti il regista livornese, quando ha aperto la sua casa di produzione cinematografica, l’ha chiamata “Motorino amaranto”, un omaggio al suo ristorante del cuore e alla sua città.

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CUCINA FRESCA E SEMPLICE. Motorino è Gianfranco Nesi, un pezzo di storia della nostra tradizione popolare. Lo chiamano così da sempre, «perché da bimbo, sul Pontino, ero il più veloce di tutti». Un’etichetta rimasta per anni, al punto da chiamare così anche il suo ristorante (“Trattoria da Motorino”), aperto nel 1990 e chiuso una decina di giorni fa con le lacrime agli occhi. «All’inizio facevo 5-6, massimo 7 coperti al giorno – racconta – era dura, i sacrifici erano enormi e si faceva fatica. Poi cominciò a venire gente soprattutto da fuori Livorno: Santa Croce, Pontedera, poi Roma, Milano… E così iniziò a spargersi la voce. Sembra quasi impossibile, ma questo ristorante era un punto di riferimento più per le persone di altre città che per i livornesi». Fatto sta che i suoi piatti erano unici. Una volta, a causa di una forte libecciata, non riusciva a trovare pesce fresco e così non aprì il locale per una settimana. “Chiuso per mancanza di materie prime”, scrisse su un foglio attaccato poi fuori dalla porta. «Preparavo e continuo a preparare cose semplici, dagli scampi crudi al riso nero, passando ovviamente per il cacciucco. Niente di particolare, ma tutto fresco e genuino».

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DA VIRZÌ A GABER. La storia di Motorino è scritta sulle pareti del ristorante, dove sono ancora appese decine di foto con i personaggi famosi che hanno mangiato da Franco. Attori, cantanti, politici, sportivi, stilisti… «E tanti non li avrò nemmeno riconosciuti!», scherza ancora. Poi torna sulle difficoltà dei primi anni e su una delle svolte, l'incontro con Virzì: «A metà anni ’90 era in città per girare Ovosodo e un giorno venne qui insieme a tre romani, probabilmente della vecchia casa di produzione. Si presentò con nome e cognome e io, non conoscendolo, gli risposi: “Sì, e io son Gary Cooper!”. Fu l’inizio di una grande amicizia. In quei giorni, dopo le riprese, veniva sempre a mangiare qui con il cast: la Pandolfi, Gabbriellini... C’era anche Nicoletta Braschi, la moglie di Roberto Benigni: voleva la ricetta dei miei scampi crudi e cercò di convincermi facendo anche il mio nome in una scena del film, ma non gliela diedi mica. Poi tornò a cena con Roberto, una serata che non dimenticherò mai». Come quelle con Giancarlo Giannini, Marcello Lippi, Jury Chechi. «Fiorello venne a cena e poi mi imitò sia durante lo spettacolo al palazzetto che alla radio. Davanti a Catherine Spaak non riuscii a trattenermi, com’era bella… E anche con Stefania Sandrelli. Ma in realtà, dopo un po’, gli artisti iniziarono a stufarmi: con loro chiudevo sempre tardi, non li volevo più e cercavo di evitare serate del genere. Poi mi chiamarono per ospitare Giorgio Gaber e lì no, non potevo rifiutare: venne qui due volte e gli preparai un brodo caldo, già all’epoca non stava benissimo e si vedeva».

MOTORINO SI FERMA. Accanto a Franco c’è la figlia Simona, orgogliosa ed emozionata davanti ai racconti del babbo. «Ha fatto un miracolo – prende la parola – questa zona non è il massimo, non siamo mica sul lungomare… E poi c’è sempre stato il problema del parcheggio. Quando abbiamo deciso di chiudere l’attività, ci siamo posti subito il problema del dopo. Ma no, non è possibile un’altra gestione del ristorante senza lui».

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