Il Tirreno

Livorno

Molesta un coetaneo per due anni dopo un litigio

di Lara Loreti
Molesta un coetaneo per due anni dopo un litigio

Agli arresti domiciliari un giovane livornese di 23 anni Perseguitava anche il padre e il fratello della vittima

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LIVORNO. È un ragazzo, stavolta, ad essere vittima di stalking. Un caso di persecuzioni tra due giovani che è andato avanti per due anni. E l’incubo ha coinvolto anche il padre e il fratello della vittima, “rei” di aver tentato di parlare col molestatore per risolvere la situazione con il dialogo. Ma alla fine, l’unico modo per mettere fine a questa brutta storia è stata la misura cautelare degli arresti domiciliari, eseguita dai carabinieri nei confronti dell’accusato. Provvedimento che è stato eseguito giovedì, quando i militari della Compagnia, guidati dal maggiore Marco Vatore, hanno notificato l’atto al giovane, che abita in zona Scopaia.

Tutto era iniziato da un litigio in discoteca, che era finito con un pugno ai danni della vittima da parte dello stalker, un 23enne livornese (di cui non pubblichiamo il nome per tutelare le vittime). La vicenda risale all’aprile del 2014. Siamo fuori del Pala Modigliani, durante una serata di musica. Un giovane livornese di 22 anni è con i suoi amici quando viene avvicinato dal 23enne. Tra i due scoppia un banale litigio al culmine del quale il più grande sferra un pugno in pieno volto all’altro. Come denunciato dalla vittima, si tratta di una discussione senza un motivo preciso, creata dall’altro, che, secondo il 22enne, vuole solo attaccare briga.

Il colpo al volto è molto duro tanto che il giovane preso di mira è costretto a subire un intervento chirurgico dovuto alle fratture riportate alla mandibola, come emerge dal referto medico. A quel punto scatta la prima denuncia alla polizia, ma le cose non cambiano. Poi, assistito dall’avvocato Marco Giunti, il ferito si rivolge ai militari della stazione di Montenero, coordinati dal maresciallo Massimo Francesconi. Da allora, come emerge dalle indagini dell’Arma, comincia la fase acuta dello stalking.

Gli investigatori ipotizzano che le denunce penali abbiano potuto far scattare un forte risentimento nell’aggressore perché da quel momento il 23enne comincia a perseguitare e minacciare di morte il suo coetaneo in maniera più pressante, materializzandosi all’improvviso nei luoghi da lui frequentati. Anche davanti agli amici. In un episodio, il 23enne lo aggredisce in auto e, dopo aver aperto all’improvviso la portiera, lo minaccia di morte. Il 22enne è terrorizzato. Il suo stato di ansia e la paura spingono i familiari, il padre e un fratello maggiore, ad avere un incontro con lo stalker. Lo scopo è parlarci e capire i motivi della persecuzione. L’incontro, però, non è risolutivo, anzi. Le molestie continuano e vengono estese anche nei loro confronti. Non si rivela efficace neanche la misura del divieto di avvicinamento chiesta a giugno dalla Procura di Livorno: gli appostamenti e gli atteggiamenti minacciosi non cessano. Questo spinge il giudice a disporre i domiciliari.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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