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Occhio, il “silenzio assenso” è sparito

Manca appena il tre per cento dei voti perché il sì al piano per Aamps ottenga la maggioranza anche nell’altra “classe”, quella dei piccoli creditori, e dunque abbia i requisiti richiesti perché il...

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Manca appena il tre per cento dei voti perché il sì al piano per Aamps ottenga la maggioranza anche nell’altra “classe”, quella dei piccoli creditori, e dunque abbia i requisiti richiesti perché il giudice possa decidere l’omologa. Ma c’è un “ma”: guai a credere che la strada sia ormai solo in discesa e non resti altro che aspettare lo scadere dei venti giorni.

Si è ascoltato talvolta in queste ultime settimane il richiamo alla nuova normativa fallimentare, ma in realtà fra i non addetti ai lavori l’attenzione si è fermata al decreto legge 83 dello scorso anno: in quella sede il governo, puntando a facilitare l’uso di questo strumento per regolare l’esito di crisi aziendali, aveva previsto di trasformare la natura del non-voto stabilendo che fosse interpretabile, diciamo così, in un “silenzio assenso”. Tradotto: chi non vota dice sì. Ovvio che, soprattutto per realtà piccole o micro, magari poco strutturate, una quota di non-voto sia fisiologica perché ha a che fare anche con una organizzazione aziendale più gracile e improvvisata. Con il meccanismo del “silenzio assenso” si utilizzava questo polmone di sì impliciti per poter far decollare con più facilitù l’ottenimento dei requisiti per il via libera.

Non è un segreto che, alla prova dei fatti, quest’ingranaggio aveva prestato il fianco a un uso un po’ troppo divisinvolto che aveva finito per far abbassare l’asticella del rigore e far passare piani inconsistenti.

Si è corsi ai ripari al momento della conversione in legge:

il meccanismo del “silenzio assenso” è sparito, ci si limita a ripetere la formula per cui chi non si è ancora espresso può farlo «per telegramma o per lettera o per telefax o per posta elettronica nei venti giorni successivi alla chiusura del verbale» aggiungendo poi che «le manifestazioni di voto sono annotate dal cancelliere in calce al verbale». Resta il fatto, beninteso, che manca solo il 3% sul fronte dei piccoli creditori, non una quota enorme.

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