Il Tirreno

Livorno

Ladri-vandali devastano l’ex Ippodromo Federico Caprilli

di Mauro Zucchelli
Ladri-vandali devastano l’ex Ippodromo Federico Caprilli

Livorno, la struttura è terra di nessuno: spariti gli arredi non c’è nulla da rubare e così spaccano tutto

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LIVORNO. Potrebbe essere una piccola notizia di nera senza importanza: l’ex segreteria dell’ippodromo Caprilli è finita nel mirino di una gang che non si sa se definirie di vandali o di ladri. Fatto sta che sono tornati a forzare l’ingresso, l’avevano già fatto chissà quante volte: hanno “squartato” un pezzo di porta per armeggiare meglio sulla serratura. Non hanno trovato nulla che non fosse stato già ridotto al rango di rifiuto ingombrante, e allora se la sono presa con tutto quel che c’era attorno.

Inutile dire che la vendita all’asta delle poche attrezzature rimaste aveva già fatto portar via qualunque computer, ogni apparecchiatura, qualsivoglia cosa potesse essere asportabile e vendibile. Risultato: forse i ladri si sono innvervositi per quel blitz a vuoto o forse il furto era solo un pretesto, comunque sia a quel punto non c’è stata altra legge che quella della devastazione.

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«Col fallimento sono stati portati via gli arredi per metterli all’asta, via anche la bilancia dei fantini, via tutto anche là sotto dove c’era la sauna dei fantini: ora non c’è più nulla di nulla. Ma forse proprio per questo hanno spaccato tutto», racconta Fabrizio Ferramosca, allenatore di cavalli, uno dei primi ad accorgersi di quel che era accaduto, dopo esser stato avvertito del collega Andrea Picchi, anche lui al lavoro con i cavalli al Caprilli.

È una sorpresa? No. La mestissima fine dell’ippodromo non ha solo lasciato a casa nove lavoratori, otto a tempo pieno e un part time. Ha creato una “terra di nessuno” fra il lungomare e lo stadio, e mica un angolino da niente: stiamo parlando di una infinità di metri quadri. E talmente rilevante che lo scontro sul suo destino fu al centro di una delle più dure crisi della giunta di Alessandro Cosimi, con il duello in giunta fra l’assessore Paola Bernardo (commercio) e Claudio Ritorni (sport), con l’uscita di quest’ultimo. Forse non ce lo ricordiamo più perché dal punto di vista politico è come se parlassimo di ere geologiche fa...

«Ma dal nostro lato dell’ippodromo c’è ancora qualcosa: ci sono ancora tre persone che stanno lì e garantiscono una qualche sorveglianza. Dall’altra parte, no», aggiunge Ferramosca: «Hanno perfino spaccato un pezzo di muro pur di riuscire a forzare la porta».

L’ippodromo è chiuso, chiusissimo eppure «per me quella storia non è chiusa affatto, non può esserlo». Parole di Giuseppe Luongo, dirigente sindacale della Cgil di categoria. «Mi sembra che manchi una consapevolezza: qui non parliamo del problema occupazionale di nove addetti, che pure per loro è sacrosanto e grande come una casa. Parliamo del fatto che un pezzo della città è finito in carbolina, “blindato” da quel che deciderà il giudice. Siccome non è sotto gli occhi di tutti bensì al di là dei cancelli chiusi, è come se non esistesse: ma è fuori controllo, vogliamo accorgercene e rimediare?».

Luongo chiede «una soluzione a breve termine». Di fronte a questi episodi «minori ma ripetuti» di microcriminalità abbiamo due strade: «O facciamo finta di niente sperando che non capiti nulla di più grave o prendiamo tutti insieme di petto la questione e cerchiamo di dare un futuro a questo grosso spicchio di territorio».

Per il sindacalista Cgil c’è bisogno di evitare di nascondere la spazzatura sotto il tappeto: occorre costruire «una nuova fruibilità» di questo spazio a due passi dal mare. «Il governo di una città, di qualunque colore sia, – avverte – non può lasciare lontano dai riflettori un’area così vasta. Rischiamo di ritrovarcela ridotta a una sorta di rifugio di vandali e piccola delinquenza».

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