Il Tirreno

Livorno

personaggi e storia

Comunità ebraica in lutto: è morta Matilde Beniacar

Matilde Beniacar insieme alla persona che si prendeva cura di lei
◗
Matilde Beniacar insieme alla persona che si prendeva cura di lei

Livorno, era l’ultima testimone della Shoà sopravvissuta alla deportazione nazifascista nei campi di sterminio

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Addio a Matilde Beniacar, l’ultima testimone della Comunità ebraica livornese sopravvissuta alla deportazione nazifascista nei campi di sterminio. È morta la mattina del 19 dicembre a Cecina, dove si era trasferita da alcuni anni.

A ricostruirne le vicissitudini è stato lo storico Marcello Pezzetti, per conto del Centro di documentazione ebraica contemporanea. Classe 1926, nata a Smirne in Turchia, la signora Matilde avrebbe compiuto 91 anni il prossimo 18 gennaio.

La sua famiglia di origini italiane in Turchia conduceva una vita agiata grazie al lavoro del padre, proprietario di una fabbrica di mobili. Nel 1933 lo Stato turco li costringe a rimpatriare in Italia a Livorno. Ed è proprio con la città di Livorno che i legami sono forti. Il padre trova lavoro alla raffineria Anic, ma nel 1938, a causa della leggi razziali viene licenziato.

La signora Matilde all’età di 12 anni è costretta a cercarsi un lavoro. Lo trova in una fornace per la lavorazione del vetro. Per sfuggire ai bombardamenti sulla città con la famiglia sfolla nel pistoiese, a Borgo a Buggiano dove il 25 gennaio 1944 vengono arrestati e portati al carcere di Pistoia e in seguito trasferiti al campo di Fossoli.

Dopo quindici giorni di permanenza, ricostruisce lo storico Pezzetti, sono caricati sui vagoni per Auschwitz dove approderanno nella notte del 27 febbraio 1944. All’arrivo la signora Matilde viene separata dal resto della famiglia (padre, madre, due sorelle e un fratello) che finirà nelle camere a gas, mentre lei viene assegnata ai lavori forzati nel campo di Birkenau, per la costruzione di fortificazioni. Ma non è stato l’unico campo di concentramento in cui sarà deporatta: Gusen, Bergen Belsen, Dachau, Buchenwald e infine Mauthausen.

Poi il 5 maggio 1945 l’esercito americano entra a Mauthausen e lei insieme agli altri prigionieri è libera, nonostante uno stato di salute molto compromesso. Immediatamente viene ricoverata in un ospedale e curata per tornare in Italia con la Croce rossa italiana, passando per il campo profughi di Pescantina.

I funerali oggi alle 14.30 al Cimitero ebraico di Livorno a cui la Comunità ebraica invita a “rendere il dovuto omaggio ad una sopravvissuta e testimone della Shoà”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera