Il Tirreno

Livorno

Una casa popolare su due a Livorno è senza i termosifoni: 4mila famiglie al freddo

di Gianni Tacchi
Una casa popolare su due a Livorno è senza i termosifoni: 4mila famiglie al freddo

 La presidente Casalp Soriani: ora non ci sono risorse per istallarli, la priorità è dare alloggi

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LIVORNO. Una casa popolare su due, nella provincia di Livorno, non ha l’impianto di riscaldamento. Niente termosifoni, niente caldaia, niente calore. No, questa non è una cronaca riferita all’immediato dopoguerra. Stiamo parlando di Livorno, anno 2016 (quasi 2017...). Sembra incredibile ma è proprio così: la situazione è rimasta ferma a cinquanta, sessanta anni fa quando ancora non esisteva l’obbligo dell’impianto di riscaldamento nelle abitazioni. E da allora non è cambiato nulla, con centinaia e centinaia di famiglie che a Livorno (anzi, alcune migliaia). hanno dovuto trovare un metodo alternativo ai termosifoni per riscaldarsi.

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C’è chi vive scaldandosi con una stufa, a pellet, a combustibile liquido o a gas. E c’è anche chi non può permettersela e si protegge dal freddo con il forno acceso e le coperte, come Gianluca Teitscheid e la sua famiglia, che hanno denunciato questa situazione attraverso le telecamere di Striscia la notizia e di cui Il Tirreno ha dato notizia nell’edizione del 10 dicembre scorso. Il loro, purtroppo, non è un caso isolato nella nostra città.

4.000 famiglie senza riscaldamento. Secondo i dati del 2015 di Casalp, la società che gestisce il patrimonio dell’edilizia residenziale pubblica di Livorno e provincia, le case popolari senza riscaldamento – per la precisione – sono infatti il 46% gli alloggi popolari : considerando che gli alloggi sono 8.406, numero inferiore in Toscana solo a Firenze (quasi 13mila) ma superiore in proporzione agli abitanti (Livorno è prima in Toscana e nelle primissime posizioni in Italia nel rapporto abitanti/case popolari), quasi 4mila famiglie non hanno i termosifoni e lottano contro il freddo. Ma perché mancano? «Perché la maggior parte del nostro patrimonio Erp – è la risposta di Vanessa Soriani, presidente di Casalp – è stato costruito negli anni ’60, quando la normativa era diversa e l’impianto di riscaldamento non era obbligatorio come oggi. E adesso non ci sono risorse per installarli: non sono sufficienti i fondi per l’emergenza abitativa in generale, figuriamoci per la manutenzione straordinaria. Purtroppo non vediamo la luce in fondo al tunnel, siamo in grossa difficoltà e abbiamo bisogno di un aiuto dallo Stato, dalla Regione e dal Comune».

Priorità e disagi. Quasi il 70% degli edifici Erp, per la precisione il 67,9%, è stato infatti costruito prima del 1970. Ed è proprio in tanti di questi alloggi, come quello in Corea dove vive Teitscheid con la moglie e i tre figli piccoli, che manca l’impianto di riscaldamento. «Ci sono centinaia di casi uguali a quello di questa famiglia – ha aggiunto la Soriani – ma purtroppo le risorse non bastano e la priorità è quella di intervenire sulle case che ci rientrano, verificando gli impianti e sostituendo i sanitari, per assegnarle subito ad altre persone. Noi rispondiamo alle necessità del Comune, che vuole portare a 0 gli alloggi vuoti per rispondere a questa emergenza abitativa». Insomma, il primo pensiero è quello di dare un tetto a chi non ha un posto dove andare, piuttosto che migliorare gli appartamenti già assegnati, per esempio con il riscaldamento. «Esatto, non possiamo fare altrimenti a causa dei pochi fondi a disposizione - prosegue la presidente di Casalp - È un problema ma per fortuna il clima non è così rigido come al Nord, altrimenti saremmo davanti a una situazione ancora più problematica. Comunque gli assegnatari, se hanno disponibilità economica, possono mettere un impianto di riscaldamento a loro spese, ovviamente a patto che sia a norma di legge». È proprio il caso che riguarda la famiglia Teitscheid che si è vista letteralmente “tagliare” i termosifoni che aveva in casa e che permettevano di dare calore all’ambiente: l’impianto realizzato dal precedente assegnatario degli alloggi è risultato fuori regola e così Casalp ha provveduto a toglierelo. Di conseguanza la famiglia è rimasta al freddo. Cosa che deve essere capitata anche in altri alloggi popolari della città.

Proprio da questo esempio e dalle parole della presidente di Casalp emerge con grande evidenza che il problema è stato determinato dal fatto che nel corso del tempo - e stiamo parlando di decenni - non si è provveduto con interventi adeguati ad ammodernare il patrimonio immobiliare popolare livornese.

Rischi e conseguenze. Tra gli 8.406 alloggi popolari della nostra provincia, sparsi in circa 720 edifici del territorio, tanti inquilini lottano contro il freddo e il gelo utilizzando qualche stufa. Ma Casalp, soprattutto per quanto riguarda quelle a gas con le bombole, chiede che vengano comunicate per poter effettuare i controlli e garantire così la sicurezza dei condomini. «In alcuni edifici non si possono tenere – ha sottolineato la Soriani – quindi dobbiamo intervenire per capire se ci sono le condizioni. La volontà di Casalp sarebbe quella di programmare interventi e lavori sul patrimonio Erp, ma servono milioni. E in questo momento le risorse non sono sufficienti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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