Il presidio
«Così aiutiamo chi vive per strada»
Con il camper di “Binario mobile” la Caritas presidia la zona della stazione
LIVORNO. Avvicinare, portare aiuto ed informazione alle persone senza fissa dimora che cercano rifugio nella zona della stazione: con questo scopo è stato avviato “Binario mobile”, un servizio di strada organizzato dalla Caritas diocesana che d'ora in avanti presidierà con un camper l'area attorno a piazza Dante tre volte alla settimana (martedì, giovedì e domenica) dalle 18 alle 22.
Finanziato dalla Fondazione Livorno e supportato nella sua fase iniziale dalla Svs, il nuovo servizio è stato presentato ieri mattina al parcheggio coperto della Stazione centrale con l'intervento di saluto di suor Raffaella Spiezio, presidente della Caritas diocesana di Livorno: «“Binario mobile” vuole essere un luogo di incontro, di relazione, di orientamento, di prossimità e di amicizia, soprattutto per quelle persone che non si avvicinano ai servizi della Caritas e più in generale ai servizi della città. Non verranno perciò forniti aiuti materiali, sono tante le realtà che meritoriamente già lo fanno, ma sarà un luogo per avviare un percorso di riscatto».
È stata posta in evidenza la creazione di una rete devoluta alla problematica dei senza fissa dimora di cui, oltre alla Caritas, fanno parte il Comune, l'Asl Nord Ovest, il Servizio Dipendenze Patologiche, la Polizia di Stato, la Svs, la Croce Rossa, l'Arci, la coop sociale Arnera, la coop Il Simbolo, l'associazione La Casa, l'Associazione Medici Cattolici Italiani e l'Associazione Cure Palliative.
Un depliant stampato appositamente contiene inoltre le principali indicazioni per i luoghi dove dormire, mangiare, lavarsi e chiedere aiuto.
Ad inquadrare il fenomeno della marginalità adulta è stato invece Alessandro Carta (Federazione Italiana Organismi Persone Senza Dimora): «Quando parliamo di persone senza dimora abbiamo dinanzi storie e biografie in cui si sommano tre livelli di esclusione: 1) la fragilità di tipo fisico legata alla salute; 2) l'esclusione dal registro sociale, pensiamo alla residenza, la cui mancanza preclude l'accesso ai servizi rivolti al cittadino; 3) l'esclusione dalle relazioni, una fragilità che deriva dalla debole capacità di pensarsi in modo diverso nel proprio percorso di vita».
Alla presentazione del progetto sono poi intervenuti Marcello Murziani, vicepresidente della Fondazione Livorno, il questore Orazio D'Anna (che ha parlato, fra l'altro, del ruolo della Polfer), Ernesta D'Alessio per la Prefettura, Paola Carletti per il Comune, Marida Bolognesi per la Svs.
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