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È fuori pericolo il tredicenne caduto dal tetto dell'ex deposito Atl
Livorno, il ragazzo tuttavia per adesso in rianimazione, mentre l'altro è in osservazione in pediatria. Il racconto di un amico: "Li vedevo camminare poi sono spariti"
LIVORNO. E' fuori pericolo il ragazzo livornese caduto sabato pomeriggio da un'altezza di 7 metri all'interno dell'ex deposito dei bus Atl.
Il tredicenne è ancora ricoverato in rianimazione ma le sue condizioni per fortuna sono in miglioramento. L'amico che era con lui, precipitato subito dopo, si trova invece in osservazione nel reparto di pediatria. «L’ho visti sparire all’improvviso, precipitare mentre li seguivo con lo sguardo», ha raccontato al Tirreno un terzo ragazzo, anch'egli tredicenne.
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«Ero con loro due, abbiamo scavalcato insieme la cancellata, poi ci siamo arrampicati sul primo edificio - continua l’adolescente - Io sono rimasto lì, sul primo tetto, loro hanno proseguito. Io li guardavo. Sono andati avanti, sul secondo tetto, quello lì, con le tavole spioventi. E poi, attraverso il tubo, hanno raggiunto il terzo. Arrivati a metà, improvvisamente non l’ho più visti».
Ma cosa ci facevano lì quei ragazzini? «C’eravamo dati appuntamento per andare a Villa Mimbelli, poi alcuni di loro ci hanno portato qui per arrampicarsi su questi edifici», dice un altro 13enne. Già perché il punto è che - come ha spiegato una mamma con grande amarezza - «a questi giovani piace arrampicarsi». Grande lo sconvolgimento generale soprattutto da parte dei genitori, accorsi appena saputa la notizia dai figli. «Ma perché non studiate invece di fare questi giochi assurdi e pericolosi?», ha tuonato un babbo.
Preoccupazione anche da parte dell’amministrazione, proprietaria dell’edificio, che è recintato da una cancellata proprio per non essere invaso. Il sindaco Filippo Nogarin si è messo subito in contatto con i vigili intervenuti sul posto e con il direttore sanitario dell’ospedale per capire la dinamica dei fatti e monitorare le condizioni dei ragazzi. La vicesindaco Stella Sorgente è andata in pronto soccorso.
Ma la prima romanzina al gruppo, in primis a quelli feriti, l’ha fatta un volontario veterano della Misericordia. «Vedere quel ragazzo sdraiato a terra ferito mi ha fatto davvero male - racconta il confratello - A lui e all’altro abbiamo chiesto con insistenza cosa stessero facendo su quel tetto. All’inizio erano reticenti, poi hanno ammesso che volevano praticare il parkour, così come lo vedono su internet e in tv. E allora mi sono preso la briga di far capire loro che una cosa è lo sport, un’altra mettere a rischio la salute». Perché non c’è disciplina né brivido che tengano quando in gioco c’è la vita. (l.l.)
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