Il Tirreno

Livorno

Un boccone di prosciutto e rischia di soffocare: salvata da una manovra dei volontari

di Lara Loreti
Nella foto la nuova ambulanza della Svs di Ardenza con cui è stato fatto l'intervento (Pentafoto)
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Nella foto la nuova ambulanza della Svs di Ardenza con cui è stato fatto l'intervento (Pentafoto)

Le è andato di traverso mentre cenava e non respirava più: l’allarme dalla badante. I volontari della Svs di Ardenza riescono a salvarla con la manovra di disostruzione

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LIVORNO. L’anziana è cianotica: semi sdraiata sul letto, ha il volto livido e non respira. La sua badante, terrorizzata, grida, cercando disperatamente di chiedere aiuto. Per le scale stanno salendo di corsa i volontari della squadra della Svs di Ardenza. Per arrivare a casa della donna, in via Ghisleri, hanno impiegato un minuto. E per non perdere tempo, hanno preferito non prendere l’ascensore, per non rischiare di sbagliare il piano. L’anziana, 80 anni livornese, abita al quarto: la porta è aperta. Sono le 18 di venerdì: il terrore s’impone negli occhi e nella voce tremante dell’assistente della donna. Ma nulla è perduto: la tempestività dell’intervento salva la vita all’80enne. Fondamentale, da parte della centrale operativa del 118, aver inviato per primi sul posto i ragazzi della storica sede della Svs di Ardenza. Il medico, giunto con un’altra squadra dalla sede di via San Giovanni, è arrivato dopo appena sette minuti. Un tempo rapido, ma che poteva essere troppo lungo per la vita della donna.

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Quando i volontari giungono in via Ghisleri, la situazione è drammatica. Non c’è tempo da perdere. Tra i soccorritori c’è anche Giulia, che di mestiere fa l’infermiera. È lei, aiutata da un altro volontario, a praticare la manovra di disotruzione (di Heimich, scoperta nel 1974) all’anziana: cingendola da dietro, le comprime il torace con la braccia, per favorire l’espulsione del boccone “killer”. È un pezzo di prosciutto ad aver provocato il principio di soffocamento all’ottantenne. Il boccone non esce, ma si sposta tanto quanto basta alla donna per recuperare spazio per il passaggio dell’aria. Il peggio è passato. Subito dopo, quando arriva anche l’altra squadra coordinata dal medico del 118, le viene praticato un piccolo intervento: la dottoressa con il laringoscopio e le pinze, estrae il cibo, mettendo definitivamente al sicuro la sua vita. Attaccata all’ossigeno, la paziente viene quindi portata d’urgenza in ospedale.

In pronto soccorso, l’80enne viene accolta da tutto lo staff del primario Alessio Beritni che la trasferisce subito nella shock room, per gli accertamenti e gli approfondimenti clinici. L’anziana è salva.

E i volontari - Paolo, Giulia, David, Costanza e Cinirio - traggono un sospiro enorme di sollievo, seguito da un grande sorriso, di quelli che poche volte nella vita si ha l’occasione di provare. «I “bimbi” erano felicissimi - dice il veterano Cinirio - Imparare l’abc del soccorso e poi metterlo in pratica, in un’emergenza del genere, è il massimo per un volontario: una vita salvata ti regala un’emozione indescrivibile a parole. Ma i nostri occhi parlano da soli».

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