Il Tirreno

Livorno

la scorsa settimana i primi due interventi

Ecco il polo per evitare le amputazioni

Ogni anno se ne contano fino a 15, ma arriva la rivascolarizzazione

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LIVORNO. È l’incubo di ogni malato di diabete: ogni anno tra i 10 e i 15 livornesi subiscono amputazioni degli arti (dita delle mani e piedi) per colpa del diabete. Una conseguenza tragica di questa malattia contro cui la nuova Asl Toscana Nord Ovest ha deciso di intervenire ed investire. Come? Creando un polo per la vascolarizzazione - anzi per la rivascolarizzazione chirurgica -, che prima non esisteva (ma ce n’è uno all’azienda ospedaliera di Pisa) e che adesso ha le sue basi a Livorno e Massa.

La scorsa settimana i primi due casi sono stati risolti positivamente in viale Alfieri. E altre due situazioni sono in agenda in questa prima settimana di dicembre.

«In tutta l’Asl nel 2014 abbiamo contato 150 fughe per piede diabetico - spiega il direttore dell’unità operativa unica di diabetologia della maxi Asl, Graziano Di Cianni -. Si tratta di pazienti che spesso andavano fuori regione per evitare le amputazioni. Oggi possono essere seguiti e curati in viale Alfieri o all’Apuane. Si tratta di un polo fortemente voluto dal direttore generale Maria Teresa De Lauretis. In questo senso devo dire che l’aggregazione territoriale alza il livello dei servizi e permette a chi non poteva permetterselo di avere un’opportunità di cura sul territorio».

Il cosiddetto piede diabetico, che può portare alla cancrena e all’amputazione, è una complicanza cronica del diabete: neuropatia e arteriopatia portano insensibilità agli arti, al punto da non accorgersi di piccoli tagli e ferite che possono degenerare in ulcere e cancrene. In questo senso i controlli sono fondamentali, così come l’attività sul territorio, a partire dal ruolo dei medici di famiglia. «Una situazione trascurata può creare un’ulcera e tutto quel che ne consegue - spiega Di Cianni -. Situazioni che se prese in tempo e prevenute possono evitare l’amputazione. E’ quanto accaduto a due pazienti, grazie a questa attività in rete con chirurgia vascolare guidata dal dottor Invernizzi e con nefrologia guidata dal dottor Bigazzi, dove uno dei due, essendo dializzato, è stato ricoverato. L’intervento è invasivo, viene inserita una sonda dalla femorale attraverso cui si allargano i vasi oppure vengono usati dei bypass. In due giorni i pazienti sono stati dimessi e i due casi di possibile amputazione sono stati risolti positivamente».

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