Il Tirreno

Livorno

«Minacce per il video hard» ma non è vero: denunciato

di Lara Loreti
«Minacce per il video hard» ma non è vero: denunciato

L’uomo dei falsi allarmi alla banca per nascondere il conto in rosso alla moglie era stato protagonista anche della simulazione di una estorsione

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LIVORNO. Aveva bisogno di soldi. E per questo era disposto a tutto, anche a simulare un’estorsione. Il quarantenne denunciato mercoledì dalla polizia per procurato allarme, per aver chiamato più volte la banca Unicredit di piazza 2 Giugno, annunciando la falsa presenza di una bomba per nascondere il conto in rosso alla moglie, era già stato protagonista di un altro episodio del genere la scorsa estate. Una simulazione di reato che gli aveva procurato una precedente denuncia.

Come accertato dalla polizia, aveva finto di essere vittima di un’estorsione per giustificare il fatto che il conto si stava prosciugando. «Mi ricattano: mi dicono che hanno un mio video hard e per questo mi chiedono soldi in continuazione. Ma non è vero», aveva detto non solo ai suoi familiari, ma anche alla polizia. Presentando una denuncia formale. Tutto perché non sapeva come giustificare il fatto che il saldo del conto in banca diventava sempre più piccolo.

Una storia, quella del quarantenne di piazza 2 Giugno, che per qualche aspetto ricorda il recente caso di Lapo Elkann finito nei guai a New York per aver simulato un sequestro, allo scopo di farsi mandare denaro dalla famiglia. “Mi hanno sequestrato, chiedono 10mila dollari per liberarmi”, avrebbe detto Lapo ai suoi parenti: aveva bisogno di soldi per pagare delle spese, ma era stata avvertita la polizia.

La vicenda del quarantenne livornese, che lavora nel negozio di famiglia, prende il via all’inizio dell’estate. Il problema, come accertato dalla polizia, è che il commerciante ha bisogno di soldi perché sta sostenendo delle sue spese personali, che però non vuole far sapere alla moglie e ai genitori. Ha bisogno quindi di trovare una spiegazione convincente. E così nella sua mente balena l’idea di simulare un’estorsione. Alla polizia il quarantenne racconta di essere vittima di un gruppo di «criminali molto pericolosi» che dicono di essere in possesso di un suo video hard. Lui giura che questo video non esiste ma aggiunge che, per paura, ha dato a quella gente tanti contanti, sui 15mila euro. Tuttavia, la domanda nasce spontanea: perché lui avrebbe dato soldi ai malviventi se il video è una bufala?

Gli investigatori della squadra mobile drizzano le antenne e avviano un’indagine coordinata dalla Procura: la storia raccontata dal 40enne non convince. Le verifiche continuano finché il commerciante non fa un passo falso: chiama il padre, fingendosi un ricattatore. I poliziotti, attraverso tabulati e altri accertamenti, riescono a smascherarlo. E a quel punto scatta la denuncia per simulazione di reato. A cui l’altro giorno s’è aggiunta quella per procurato allarme per la storia dei falsi allarmi bomba in banca, successi a settembre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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