Il presidio
Come convivere (bene) quando c’è l’osteoporosi
Sala gremita all’incontro organizzato dal nostro giornale coi primari dell’ospedale Augusti: «Con le nuove protesi degenze brevi e niente più fratture-bis»
LIVORNO. «Il giornale non è solo un contenitore di notizie, ma anche lo specchio delle necessità dei cittadini. Sempre più la “casa” della gente». Con queste parole, il direttore Luigi Vicinanza ha aperto l'incontro su "Osteoporosi: prevenire si può", promosso da Il Tirreno.
Una sala delle conferenze gremita - con molti noti medici in platea - ha partecipato a questa quinta iniziativa sulla salute che ha fatto seguito a quelle su diabete, fitoterapia, melanoma ed Alzheimer. A portare i suoi saluti anche l’assessore alla sanità Ina Dhimgjini.
IL FEMORE SI PUÒ SALVARE. L'osteoporosi è una condizione progressiva d'invecchiamento dello scheletro e, come tale, non si può arrestare. «Ma, in qualche modo, prevenire si può. Non tutte le persone che hanno cioè l'osteoporosi vanno incontro ad una frattura del femore. Ciò non toglie che, per rinforzare la struttura scheletrica, utili siano semplici ma efficaci stili di vita, dall'alimentazione alla costante attività fisica», ha sottolineato Antonio Augusti, direttore dell’unità operativa ortopedia.
ADDIO ALLE LUNGHE DEGENZE. Rispetto al passato, nuove tecniche chirurgiche, migliori scelte anestesiologiche, progressi nella medicina interna consentono traguardi nemmeno ipotizzabili anche pochi anni or sono.
«Le novità protesiche, soprattutto, con l'impiego di moderni materiali biocompatibili sono in grado di rimettere in movimento un'articolazione anche solo dopo qualche giorno dall'intervento, evitando lunghe degenze post-operatorie, particolarmente delicate nei pazienti anziani», ha continuato Augusti. La prevenzione è comunque un discorso applicabile per evitare una seconda frattura, evento purtroppo non raro. Validi successi si ottengono, comunque, anche nella protesica giovanile sempre più frequente su base traumatica.
INDEBOLIMENTO OSSEO E MALATTIE REUMATICHE. L'indebolimento osseo ovvero l'osteoporosi fa parte di un percorso più ampio che è quello delle malattie reumatiche.
«Non si deve tralasciare un discorso di predisposizione familiare, ma è indispensabile affrontarlo nelle corrette maniere - ha spiegato Gianluigi Occhipinti, responsabile dell’ambulatorio di reumatologia -. Soprattutto nelle donne, dopo la menopausa per un naturale mutamento ormonale, l'incidenza della malattia si fa maggiormente elevata (il rapporto è almeno doppio rispetto ai maschi)».
«Quindi - ha aggiunto - un costante raccordo con il medico di famiglia ed assieme eventualmente con lo specialista, rappresentano in chiave di sicurezza la migliore garanzia per il benessere delle ossa».
QUEL MATTONE CHIAMATO VITAMINA D. In chiave di prevenzione, assieme alla vaccinazione anti-influenzale, è possibile accoppiare la somministrazione di vitamina D. «Si tratta d'un supporto valido, senza particolari effetti collaterali, certo un mattone in più nella struttura delle ossa - è intervenuto Eliano Mariotti, presidente dell’Ordine provinciale dei medici, chirurghi e odontoiatri -. Già da tempo, è un'indicazione della Regione Toscana ed è sostenuto dai medici di famiglia».
NON SOLO SPRAY. Rispetto al passato è cambiata notevolmente la qualità della terapia.
«Un tempo erano ad esempio disponibili, con tutte le difficoltà applicative fra i pazienti anziani, gli spray nasali - ha spiegato Giuseppe Giannelli, già direttore dell’unità operativa di medicina generale -. Oggi esistono numerose scelte alternative in tema di nuove molecole. Dunque l'approccio appare senz'altro maggiormente completo anche sul piano della sicurezza».
DALLA GERIATRIA ALLA PEDIATRIA. «S'invecchia fin dal momento della nascita ed anche le ossa, così come tutti gli organi ed apparati del nostro corpo - ha aggiunto il primario di ortopedia Fabrizio Gadducci -. Dunque, l'importanza dell'informazione e dell'educazione sanitaria delle famiglie, assieme al ruolo della scuola, è fondamentale per impostare fin dalla giovane età un corretto stile di vita e di alimentazione, accanto eventualmente a semplici supporti farmacologici».
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