Il Tirreno

Livorno

Un “gollettone” per scacciare da casa il malvivente

di Lara Loreti
Un “gollettone” per scacciare da casa il malvivente

Maila Puccini: «Così ho neutralizzato il ladro che voleva soldi» L’esperienza di Bruno Bellini, 89 anni: «Io ho chiamato il 112»

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LIVORNO. «Mi hanno chiamato al telefono dicendo che mia figlia aveva avuto un incidente: si era ribaltata in auto con il figlioletto. E hanno aggiunto che il piccolo era tutto insanguinato... Io sono andata subito nel panico e sono scoppiata in lacrime».

Per capire a che livello possono arrivare i truffatori, basta ascoltare le parole toccanti di Maila Puccini, 60 anni, giovane nonna, ambulante del mercato centrale. La commerciante livornese ieri al Tirreno ha raccontato la sua brutta esperienza con i truffatori. Una storia che però a avuto un lieto fine: la sessantenne è finita nella rete dei malviventi, ma è riuscita a smarcherare il tranello. E ai ladri ha detto “no”, riuscendo a mandarli via.

Tutto è iniziato con una telefonata: una voce maschile si presentava come l’avvocato della figlia della sessantenne: «Io conosco l’avvocato di mia figlia e già il tono con cui si è posta la persona al telefono mi ha fatto venire dei dubbi. Ma quando ha detto che mio nipote stava male, mi sono sentita di morire - racconta la donna - Quell’uomo mi ha detto che mia figlia non aveva pagato l’assicurazione e che per evitare guai dovevo dargli dei soldi. Poi ha cominciato a dire dei numeri e delle lettere, come se facesse riferimento a un conto corrente. Ma in realtà faceva solo una grande confusione e io non ci capivo nulla». Un tipico atteggiamento dei truffatori è quello di creare caos, come spiegano gli esperti della polizia: una tattica che ha lo scopo di confondere la vittima.

«Poi il finto avvocato mi ha detto che sarebbe venuta una persona a casa mia a prendere i soldi. Nel frattempo mi teneva al telefono», dice Maila. Dopo pochi istanti, bussano alla porta. «Io mi sono molto meravigliata: è possibile che questa persona sia già arrivata? - prosegue il racconto di Puccini - Ho aperto e mi sono trovata di fronte un uomo, sconosciuto, che mi ha dato subito sensazioni negative. Prima mi ha chiesto dei soldi, io ho risposto che non ne avevo. Poi voleva entrare in casa e ha detto che doveva andare in bagno. Ma io l’ho invitato a uscire. Lui insisteva e io a quel punto gli ho dato un gollettone!». Un finale brillante, che è stato accolto con un fragoroso applauso dalla platea del Tirreno.

Non da meno per coraggio e prontezza di riflessi è stato Bruno Bellini, residente in Corea, ex lavoratore di una vetreria, che di anni ne ha 89 e mezzo, come ha detto lui stesso con orgoglio. L’anziano un mesetto fa è stato contattato per telefono da un finto maresciallo dei carabinieri. «Mi ha telefonato a casa un uomo che, per prima cosa, mi ha detto: “Bellini?”. Io ho risposto: “Sì, sono io”». I truffatori di solito conoscono il nome delle proprie vittime e giocano questa carta per ostentare credibilità e prendere confidenza con il malcapitato. Ma stavolta è andata male. «Quell’uomo mi ha detto che mio figlio aveva avuto un incidente e che nel corso dei rilievi dei carabinieri aveva reagito con aggressività nei confronti di un militare, tanto che sia lui sia l’auto erano stati sequestrati! - racconta Bellini - Ma quando mai una persona viene sequestrata dai carabinieri?! Io ho chiesto spiegazioni su questo punto, ma lui non rispondeva nel merito, insisteva e basta». Bellini si fa mille domande perché quella storia non gli torna: «Alle insistenze del finto maresciallo ho risposto chiedendo di poter parlare con mio figlio, ma lui non me lo passava e diceva: “È stato sequestrato, non posso chiamarlo qui al telefono. Se vuole aiutarlo, deve darci dei soldi”. Io denaro non ne ho, e nemmeno gioielli. Ma lui non mollava e incalzava: “Ha detto suo figlio che ha dell’oro nei cassetti”. “Niente, non ne ho, ho a disposizione solo un orologio d’acciaio che porto al polso. Se volete quello...”».

I truffatori stavolta hanno trovato pane per i loro denti. Bruno Bellini è un 89enne sveglio, che non si fa raggirare, anzi è lui stesso che prende in giro i malviventi: “Se mio figlio vi ha detto che ci sono dei gioielli nell’armadio, mandate lui a cercarli perché io non so dove si trovano”, dice al telefono al falso carabiniere. Alla fine il truffatore è costretto a cedere.

L’anziano, a quel punto, butta giù il telefono e poi chiama il 112 dei carabinieri. «Al militare, quello vero, ho raccontato il fatto. Poi gli ho chiesto di contattare mio figlio per assicurarsi che stesse bene e che fosse al lavoro - dice Bellini - Poco dopo il carabiniere del 112 mi ha richiamato e mi ha tranquillizzato su tutto, invitandomi a non aprire la porta a nessuno. E così ho fatto». Applausi anche per l’89enne.

Le storie di Maila e di Bellini sono esemplari: è così che ci si deve comportare di fronte a una truffa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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