Un 40enne educato e colto ma in realtà è un truffatore
Il capo della squadra mobile spiega come riconoscere un esperto di raggire «Cerca in tutti i modi di crearvi un problema, non gli date le informazioni»
LIVORNO. Il truffatore il più delle volte si presenta come una persona per bene, distinta e ben vestita. È un fine parlatore, non ha inflessione dialettale, cerca di mostrarsi colto e molto gentile. Generalmente è un uomo o una donna sulla quaratina o di mezza età, che la vittima non conosce. Si avvicina con modi e in circostanze inattese: crea ad arte un bisogno o una necessità. «Ma attenzione è lui che ha il problema, non voi. Quindi non lasciatevi influenzare dalla sua insistenza e dal suo incalzarvi. Se deve avere dei soldi, come spesso dice, dovrà risolvere la questione da solo, voi non c’entrate nulla».
Parola di investigatore. Il dirigente della squadra mobile della polizia, Giuseppe Testaì, incanta il pubblico accorso nella sala del Tirreno con le sue massime e i suoi consigli sulle truffe agli anziani. Aneddoti e dritte che può sciorinare grazie alla sua lunga esperienza di investigatore: gli ultimi anni della carriera li ha trascorsi tra Pisa, Viareggio, Napoli e Livorno. La platea del Tirreno ascolta con attenzione le parole del super poliziotto, intervallate da video e audio tra cui un’intercettazioine che proviene direttamente dalle indagini della squadra mobile. Materiale da cui emerge che gli specialisti del raggiro hanno ricchi curriculum e nessuna remora nei confronti delle loro vittime.
Barricati in casa, no grazie. La prima cosa su cui riflettere è che dalle truffe ci si può difenere. Quindi tiogliamoci dalla testa strane idee tipo quella di chiudersi in casa. «Un po’ di sana diffidenza è necessaria - dice il numero uno della squadra mobile - Ma io dico no a barricarsi in casa, a non rispondere più al telefono e ad altri atteggiamenti estremi di questo tipo, altrimenti non si vive più. Sì invece a diffidare e a chiamare il 113 e il 112 in caso di dubbio. È giusto e importante anche a presentare denuncia. Ma prevenire, nel caso delle truffe, è il metodo più efficace per difendersi. Perché dare la caccia ai truffatori a cose fatte è sempre molto complicato per le modalità “mordi e fuggi” che queste persone adottano nel delinquere».
Tante domande, zero risposte. Testaì spiega che due sono i momenti cruciali della truffa tipo: entrare in relazione con la vittima, quindi chiedere soldi. «Il malvivente - dice l’investigatore - cerca di carpire più informazioni possibile, ed evita di dare risposte perché millanta di sapere, ma in realtà conosce ben poco della vittima. E infatti, entra in contatto con la sfera privata della persona che ha preso di mira, senza però fornire particolari e dettagli. Parla sempre facendo domande, ma non risponde mai a quelle che gli vengono poste. È per questo che bisogna evitare di dare informazioni e invece chiederne il più possibile per smascherarlo».
Presto, presto! Un’altra caratteristica del truffatore è che ha fretta: arriva in un posto, colpisce e poi va via. E per questo uno dei suoi punti di forza è il creare caos e disorientare la persona che ha di fronte. «Il truffatore cerca di confondere la vittima parlando di cose tristi e gravi, mettendole fretta e creando confusione - spiega il capo della Mobile - Non perde tempo, non se lo può permettere. Accenna a cose della vita della vittima in modo veloce e superficiale. Questa è la spia del fatto che sta barando». Una persona davvero amica, al contrario, non ha fretta, si ferma a parlare con calma, fa domande più profonde, magari chiede “Come stai” e aspetta la risposta. «Chi non ha secondi fini, oltre a parlare, ascolta, risponde a domande e necessità - riflette Testaì - Conversa in modo tranquillo, senza prospettare catastrofi e infonde calma. Dedica un po’ del suo tempo al prossimo e non lo liquida con fretta: d’altronde ha scelto lui/lei di aiutarlo. E poi è preparato sui temi che riguardano il quartiere: il truffatore invece non ne sa nulla, va dirtto al punto».
Un po’ di positività. Ma se è vero che i banditi non hanno ritegno, ci sono anche delle buone notizie. «Il truffatore - spiega Testaì - non è una persona violenta e non ha grinta! Alle prime resistenze della vittima preferisce desistere perché sa che se fosse aggressivo potrebbe commettere reati ben più gravi della truffa e andare incontro a iter giudiziari pesanti». E invece i veri truffatori preferiscono mantenere pulita la fedina penale in modo da essere difficilmente rintracciabili.
Il fenomeno truffa. «È bene comunque precisare che il fenomeno delle truffe è generale - conclude il capo della Mobile - Quelle agli anziani sono solo una delle tante espressioni di questo reato. Sarebbe più corretto parlare di “truffe” piuttosto che di “truffe agli anziani”: basti pensare a quelle informatiche, a sfondo sessuale, finanziarie e così via. Gli anziani sono spesso nel mirino per il fatto di essere soli, ma basta poco per sentirsi più forti».
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