Il Tirreno

Livorno

L'odissea dei prof pendolari: "Costretti a svegliarci alle 4 per insegnare all'Elba"

Maria Giorgia Corolini e Luca Centini
Una insegnante nella sua classe in una scuola superiore: in primo piano la cattedra
◗
Una insegnante nella sua classe in una scuola superiore: in primo piano la cattedra

Accettano un posto di lavoro sull’isola ma sanno che faranno un’esistenza d’inferno: 4-5 ore al giorno di viaggio pur di riuscire a coltivare il sogno di avere un giorno una cattedra

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Il posto di lavoro per molti prof è un'odissea quotidiana: per acciuffare comunque al volo - con la speranza che servano per trovare una qualche via per entrare in cattedra - una possibilità di lavorare sono disposti ad accettare condizioni-capestro. Al punto che nelle convocazioni di inizio anno è capitato di vedere persone, soprattutto donne, esultare per aver strappato una conferma ma poi andarsi a rifugiare in bagno per piangere lacrime amare sul destino che le avrebbe attese di lì a poco. Fra figli da gestire via telefonino, lezioni da preparare mentre la collega guida sulla Variante all'alba, giorni liberi in cui stipare le incombenze domestiche.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12058555:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/09/08/news/scuola-e-partita-l-asta-degli-insegnanti-in-fila-per-253-incarichi-annuali-1.12058555]]

Lo conferma Federica Guidi: si sveglia cinque volte alla settimana alle 3,45 per prendere il treno per Piombino e il traghetto per Portoferraio. E, finita la sua giornata di lavoro, se ne torna a Vicarello, dove vive con la famiglia. Eppure lei, giovane insegnante, docente di diritto alla scuola Cerboni di Portoferraio, si sente una «miracolata»: insegnare la propria materia per 18 ore alla settimana «è una fortuna, un'occasione da non lasciarsi sfuggire».

L'entusiasmo è il carburante per Federica: la tabella di marcia di una sua giornata lavorativa tipo non lascia neanche un minimo spazio per potersi lamentare. Insegnante di diritto, Federica ha potuto scegliere solo tra due scuole elbane (il Foresi e il Cerboni) per poter insegnare la sua materia e firmare un contratto a tempo determinato, ricalcando le orme della madre, anche lei insegnante per anni all'Elba. Certo coniugare la carriera da insegnante sull'isola con la vita privata, famiglia con due figli di 2 e 7 anni e una casa a Vicarello, tra Pisa e Livorno, non è una passeggiata.

[[atex:gelocal:il-tirreno:piombino:cronaca:1.2056130:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/piombino/cronaca/2010/09/11/news/l-isola-dei-precari-alla-media-di-rio-nessun-prof-di-ruolo-1.2056130]]

Qualcosa del genere è capitato anche a Carlo Andrea Berti, che nel settembre 2015 ha dovuto accettare una supplenza di due mesi tra Marciana Alta e Marciana Marina: «Un sacrificio enorme, purtroppo fondamentale per poter accumulare punti e salire nella graduatoria degli insegnanti. Mi alzavo alle 4 del mattino, partivo da Livorno e riuscivo a prendere il traghetto delle 6.30 a Piombino. Una volta arrivato sull'isola, alle 7.30, un'altra mezz'ora di macchina per arrivare a scuola». L'alternativa del pullman? «Non se ne parla, i tempi sono molto lunghi e le corse ridottissime. Per fortuna che ho la macchina a metano, e che in accordo col corpo insegnanti ero riuscito a farmi accorpare le 12 ore contrattuali in tre giorni, dal mercoledì al venerdì, così da pagare una sola notte in albergo, altrimenti sarebbe stato impossibile». Affittare casa all'Elba sarebbe stato fuori portata: «La paga era ridotta, in proporzione a un numero di ore inferiori alle 18 della cattedra piena, e fare su e giù era l'unica possibilità perchè il lavoro non diventasse addirittura una rimessa».

[[atex:gelocal:il-tirreno:cecina:cronaca:1.1749823:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/cecina/cronaca/2009/10/14/news/precari-scoppia-la-protesta-1.1749823]]

Altri invece («no, il nome no per favore») si organizzano per l'andirivieni quotidiano in auto. Conviene mettersi d'accordo con un gruppetto di 3-4 colleghi per coordinare il giorno libero e gli orari di andata e ritorno. Viene spiegato che serve: 1) per «dividere il costo della benzina», 2) per «poter dormire qualche volta mentre un altro guida», 3) riuscire a «correggere i compiti in classe o sbrigare qualche impiccio tipo aggiornamento del registro elettronico» sempre approfittando del fatto che al volante si sta un giorno sì e gli altri no; 4) per riuscire a tenere un'altra auto all'Elba «e nessuno può farcela a gestire due auto da solo»…

La parola torna a Federica Guidi. «Non è semplice – dice lei – ogni mattina metto la sveglia alle 3,45, mi preparo per essere in macchina intorno alle 4,20. Arrivo alla stazione di Livorno giusto in tempo per prendere il treno delle 5 e per non mancare la coincidenza sul porto di Piombino con la nave delle 6,30». I collegamenti, sia su ferro sia via mare, sono uno strazio per la giovane insegnante.

«In inverno – racconta – c'è poca scelta e i buchi di orario sono troppi. Anche entrando a scuola alle 9 sono costretta a imbarcarmi alle 6,30 da Piombino. Per il ritorno è perfino peggio: l'aliscafo non parte sempre e il traghetto c'è alle 12,45 o alle 14,05. E quando mi è capitato di dover essere presente ai consigli di classe nel pomeriggio, sono riuscita a prendere il traghetto alle 17 e ad essere dai miei figli alle 20».

Una faticaccia, dunque, che tuttavia Federica cerca di portare a termine con il sorriso sulle labbra. «Quando rientro a casa nel pomeriggio sono stanca e non è semplice correre dietro ai miei figli – afferma – ma faccio questo per loro: il lavoro è importante e riprenderei l'incarico a Portoferraio anche domani. Poi, a scuola c'è un ottimo ambiente, ho stretto amicizia con i colleghi, molti sono pendolari».

Federica è una di quegli insegnanti che ogni anno attendono le convocazioni del provveditorato per capire dove presteranno servizio. «Se resterò all'Elba anche il prossimo anno? Non lo so – spiega – dovrei poter contare su un punteggio migliore rispetto a quello attuale, per questo spero di potermi avvicinare un po' a casa. Staremo a vedere».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il futuro del cantiere

Salvataggio Tigs, le offerte giuste: «Partono da 250 milioni di euro» – Chi sarà a decidere e tutti gli scenari possibili

di Giovanna Mezzana