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Misericordia, i profughi diventano volontari
I migranti cattolici ospitati in via Verdi si sono iscritti all’Arciconfraternita «Hanno già ripulito il cimitero e frequenteranno i corsi per il soccorso»
LIVORNO. Alle spalle, anzi sulle spalle, di molti di loro ci sono anche storie difficili, fatte di paura, povertà, difficoltà, bisogno di provare a costruire un futuro migliore lontano da casa. Un futuro che in parte si è incrociato con un progetto della Misericordia di Livorno: i profughi gestiti da settembre nei locali dell’Arciconfraternita in via Verdi sono così diventati di fatto volontari.
Negli ultimi giorni hanno ripulito il cimitero monumentale mal messo in via dell’Ardenza e da metà novembre inizieranno i corsi necessari per poter svolgere con la Misericordia i servizi del 118.
Una storia che ieri mattina è saltata fuori a margine delle celebrazioni del 2 novembre al cimitero di via dell’Ardenza, dove i rappresentanti delle istituzioni hanno portato una corona di fiori sulla tomba di Carlo Azeglio Ciampi.
I giovani profughi, una ventina, con indosso la casacca della Misericordia, sono rimasti a lungo a parlare con il vescovo, monsignor Simone Giusti, e con il commissario dell’Arciconfraternita, l’ex prefetto Domenico Mannino.
È così saltato fuori che molti di loro, negli ultimi giorni, sono diventati confratelli. In altre parole si sono iscritti alla Misericordia. «Diciassette dei venticinque giovani che abbiamo in via Verdi - ha infatti spiegato Mannino - sono cattolici, di origine nigeriana. Ci hanno chiesto da subito di poter andare a messa, la domenica mattina vanno nella chiesa di San Pietro e Paolo». Gli altri otto sono invece di religione musulmana e proprio ieri, insieme ai compagni di questo viaggio, hanno avuto i primi contatti con una serie di associazioni che operano sul territorio, come il Cesdi.
Ieri monsignor Giusti ha incontrato in particolare uno dei migranti, che ha appena perso il padre, morto ammazzato nella sua terra di origine. «Stiamo cercando di inserirli nel tessuto sociale», ha detto poco dopo.
«Sono gli stessi ragazzi - riprende quindi Mannino - a chiederci di fare qualcosa». Di riempire le loro giornate anche con attività di servizio alla comunità: «Stiamo cercando di includerli. In questi giorni hanno giù pulito il cimitero, il 15 novembre inizieranno il corso per i servizi del 118. Ho appena scritto anche al Comune, per far sapere che si sono messi a disposizione per i servizi sociali».
Juna Goti
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