Il presidio
Lo scippatore seriale resta in carcere e ora spunta un altro colpo
Livorno, il giudice ha convalidato entrambi gli arresti compiuti da carabinieri e disposto i domiciliari per Micael Del Vivo considerato il complice di Enrico Salvi
LIVORNO. Resta in carcere Enrico Salvi, il presunto scippatore seriale arrestato lunedì scorso con l’accusa di essere l’autore di almeno cinque colpi messi a segno nel centro di Livorno tra il 5 e il 17 ottobre ai danni di altrettante donne. Il giudice per le indagini preliminari Beatrice Dani, al termine dell’udienza di convalida che si è svolta nella mattinata di giovedì 20 ottobre nel carcere delle Sughere ha invece disposto gli arresti domiciliari nei confronti di Micael Del Vivo, 26 anni, considerato dagli investigatori il complice di Salvi e ad oggi indagato solo per il reato di ricettazione di alcuni motorini rubati e usati poi per mettere a segno le aggressioni.
LA DIFESA. Davanti al giudice Salvi, 35 anni, ha ammesso i cinque furti con strappo - questa la contestazione del codice penale - messi a segno in centro sempre tra le 18,45 e le 20. «Ha riconosciuto le proprie responsabilità - rivela il suo difensore, l’avvocato Luca Di Rosa - spiegando anche di aver rubato i due scooter a bordo dei quali ha poi commesso gli scippi, ma ha anche detto di non essere uno spacciatore: la droga che gli è stata sequestrata era solo per uso personale».
Allo stesso tempo il trantacinquenne ha voluto sottolineare un aspetto della vicenda che anche se non cambierà la sua situazione a livello penale può avere un rilievo morale. «Durante i colpi che ha commesso - va avanti il suo avvocato - non ho fatto violenze fisiche nei confronti delle vittime, non ho e non volevo fare male a nessuno».
Certo non ferite, è vero, ma molte delle donne derubate, da quel giorno ci hanno raccontato di avere paura e di aver subito danni sia psicologici che immateriale, come la signora che ha perso le foto del padre e del figlio che conservava nella borsa che le è stata rubata. Ha invece respinto ogni accusa Micael Del Vivo, difeso dall’avvocato Luciano Picchi, «il mio cliente in questa storia non ha alcuna responsabilità».
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LE INDAGINI. Nonostante gli arresti dei carabinieri, l’inchiesta della Procura coordinata dal pubblico ministero Daniele Rosa va avanti. Nei prossimi giorni sulla scrivania del magistrato è attesa l’ultima informativa del nucleo radiomobile e dal reparto investigativo nel quale saranno cristallizzate tutte le contestazioni ai due indagati.
È proprio in questo atto ufficiale che molto probabilmente sarà inserita anche una nuova contestazione ai danni dei due indagati e che riguarda il colpo messo a segno nel pomeriggio del 20 settembre scorso in Bois ai danni di una donna. La stessa vittima, il giorno degli arresti, contattata dal Il Tirreno, raccontò di aver riconosciuto Salvi come la persona che l’aveva derubata.
«Nonostante il casco integrale - ha ricordato - per un secondo l’ho guardato negli occhi. E quello sguardo non l’ho dimenticato. Ecco perché posso dire che l’uomo che il 20 settembre scorso mi ha derubata mentre percorrevo in bicicletta con mio figlio via Bois è lo stesso che i carabinieri hanno arrestato». Una dichiarazione che la donna ha ripetuto davanti agli investigatori e potrebbe rivelarsi decisiva per la nuova contestazione.
IL FUTURO. Con queste nuove carte in mano toccherà al pubblico ministero ultimare il capo d’imputazione. L’obiettivo della Procura è chiaro: andare il più velocemente possibile a processo. Per un reato simili il codice prevede la citazione diretta, dunque niente udienza preliminare ma subito al dibattimento davanti al giudice monocratico. Una data? La prima udienza potrebbe essere fissata già nella prossima primavera.
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