Il Tirreno

Livorno

Telefonate moleste

«Estra può evitare i call center esteri»

di Ilaria Bonuccelli
«Estra può evitare i call center esteri»

Il responsabile della Cgil per le telecomunicazioni: «Basterebbe imporre le regole chieste per chi fa assistenza»

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«Niente scuse. Se il call center va in Albania la colpa è del committente. È della società dell’energia e del gas che vuole risparmiare sul costo del lavoro. Inutile che tenti di scaricare le responsabilità sugli imprenditori che fanno le telefonate». Samuele Falossi, responsabile Telecomunicazioni della Cgil, non è in vena di sconti. Tanto meno ad Estra, la società dell’energia partecipata da un centinaio di Comuni toscani. Estra, sede a Prato, una delle prime dieci compagnie italiane nell’energia a libero mercato, chiama i clienti per vendere i contratti e lo fa anche dai Paesi extra Ue dove il costo del lavoro è dimezzato. E dove «le regole della privacy non sono le stesse dell’Italia».

SERVIZI SOTTOCOSTO

Il sindacato indica la doppia falla nel servizio di telemarketing della società partecipata da capitale pubblico, oggi nel mirino della Cgil e dei sindacati, come molte altre società concessionarie di servizi pubblici. Sia locali che statali. Il loro vizio - sottolinea Falossi - è di affidare il servizio di call center (sia per la vendita di contratti che per l’assistenza clienti) a chi costa meno. Che di solito significa «a chi paga meno il lavoro. Questo significa favorire la delocalizzazione degli uffici all’estero». Nel caso specifico di Estra, ma non è l’unico - riprende Falossi - il direttore nega di aver delocalizzato in Albania il call center. In Albania sostiene che ci sono due call center aperti da aziende che collaborano con la società per il telemarketing. E che è una libera scelta dei collaboratori aprire anche le sedi all’estero. Certo che è una libera scelta dell’imprenditore privato: ma Estra, se volesse, potrebbe impedirlo».

LASCIARE IL LAVORO IN ITALIA

Come? Secondo Falossi è semplice: «Basterebbe imporre alle aziende che fanno telemarketing per Estra la stessa regola imposta alle società selezionate per il call center di assistenza clienti: devono avere sede entro 20 chilometri da Prato. Insomma, basta dire ai collaboratori: “Caro imprenditore, il lavoro resta a Prato o in Toscana». O almeno in Italia. Alla stessa paga per tutti gli operatori telefonici. «Invece la società non lo fa: è una scelta consapevole - attacca la Cgil - per risparmiare. Ma vorrei sapere quali controlli effettua sul servizio erogato».

PUOI SCEGLIERE L’OPERATORE ITALIANO

In particolare - insiste Falossi - sarebbe interessante sapere «se la società partecipata dai Comuni controlla come si relazionano gli operatori ai clienti. Infatti, i centralinisti che chiamano dall’Albania dovrebbero avvertire il cliente del diritto (stabilito per legge) ad essere chiamato da un operatore italiano. A quello che mi risulta questa informazione non viene (quasi) mai fornita al cliente». La questione non è di poco conto, nota la Cgil «perché se un cliente riceve un messaggio promozionale da un operatore italiano può invocare l’applicazione della legge della Privacy italiana. E negare il consenso a essere richiamato».

LIEVITANO I COSTI

In realtà, se il call center chiama per conto di una società italiana, concessionaria di servizi pubblici in Italia, il diritto di revoca al consenso e al trattamento dei dati deve poter essere esercitato anche se il call center chiama dalla Romania o dall’Albania. Semmai il vero problema è la mancanza di informazione sul diritto a essere richiamati da un operatore italiano. «E non è il solo problema. Con il nuovo appalto per l’assistenza clienti, - conclude Falossi - si sono formate le “code” al call center di Estra. Perciò le società dei call center che sono subentrate starebbero aumentando gli orari di lavoro per evitare le attese telefoniche eccessive. Questo ci fa piacere, ma ci fa sorgere un dubbio: basteranno i soldi stanziati per pagare il servizio? Noi lo dubitiamo. Lo abbiamo detto dall’inizio, quando il costo è stato dimezzato: da 1,3 milioni l’anno a 1,6 milioni in due anni».

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