Il Tirreno

Livorno

«Vi farò ridere con Ariosto che avete odiato al liceo»

Marco Ardemagni storico inviato molto speciale di Caterpillar
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Marco Ardemagni storico inviato molto speciale di Caterpillar

Marco Ardemagni protagonista (con Ottavia Piccolo e Fabrizio Bondi) nel segno dell’altra faccia dell’Orlando Furioso che compie 500 anni

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LIVORNO. Per Antonello Venditti l’Ariosto non è altro che il sosia della tipa di “Notte prima degli esami”: e se le celebrazioni nazionali del cinquecentenario fanno del suo “Orlando furioso” un capolavoro della letteratura occidentale, il festival livornese dell’umorismo lo mette oggi sotto i riflettori con un triplice appuntamento. Gli organizzatori giurano che è un testo comico.

«Non leggerò l’Ariosto, ma un testo sull’Ariosto: si tratta di un’opera di uno dei più famosi umoristi italiani, un volume del 1930 che fa ancora ridere e che racconta in modo esilarante alcune caratteristiche dell’Orlando furioso». Parola di Marco Ardemagni, inviato molto speciale (e assai surreale) di Caterpillar ma anche poeta. E chissà se è proprio da poeta che aggiunge: «Per fortuna questo poema di Ludovico Ariosto si legge poco a scuola, quindi è preservato dalla noia dei banchi e continua ad avere un certo fascino su tante persone». Ma, effetto scuola a parte, chi legge l’Orlando furioso oggi, cosa si trova davanti? Per Ardemagni è «una sorta di romanzo fantasy che attua la sospensione dell'incredulità tipica del bravo lettore».

La verve dissacrante del festival, insomma, vuol mettercela tutta per spazzolar via le ragnatele e quell’aura da tomo scolastico che ha sempre condannato l’Ariosto a finire nel girone infernale dei ricordi di liceo...

La voce di RadioDue nota stranezze e follie che, se messe in contatto con la vita moderna, portano a una risata: anch’essa riporta ai banchi di scuola, magari delle medie. «Penso per esempio al nome del padre di Carlo Magno, Pipino il Breve. Beh, sì, si presta proprio bene a essere riletto in chiave ironica…».

Il feeling fra Ardemagni e il festival livornese è sbocciato quasi per caso lo scorso anno: «Ero qui come inviato di Radio 2, ma alla fine venni chiamato anche dagli organizzatori per sostituire Carlo Freccero in un evento poi improvvisato, nel quale io e Stefano Bartezzaghi, il direttore del festival, commentammo un suo testo». Poi riprende: «Capii subito la potenza di questa kermesse, basata su un umorismo intelligente e raffinato. E quest’anno è ancora più ricca e spettacolare, anche perché unisce due mie grandi passioni come l’umorismo british e l’Ariosto».

Il festival del “senso del ridicolo ha qui, all’ombra dei Quattro Mori, le sue radici e non poteva essere che così, ripete Ardemagni, che i radioascoltatori hanno imparato ad apprezzare in squadra con quei tipacci di Massimo Cirri e Filippo Solibello. «Per me Livorno è la patria dello sberleffo, quindi è la città ideale per un festival del genere. E poi qui mi sento a casa: mi piace la gente, la cucina, la simpatia: è un posto unico in tutta Italia, in cui torno volentieri per passare qualche giorno».

Poi, di fronte alle domande del cronista, mette giù quasi un manifesto programmatico: «Credo che il senso del ridicolo sia nel modo di vivere senza prendersi troppo sul serio. Il mio umorismo? Esistono due tipi diversi, ma io mi ritrovo in entrambi: il primo è d’attacco ed è tipico in Italia, visto che comprende lo sberleffo e il sarcasmo nei confronti di qualcun altro, il secondo è invece più difensivo ed è britannico, fatto soprattutto di autodeprecazione. Insomma, tutto il contrario del calcio, dove sono loro i più aggressivi. A me piace unire le due cose: lo scherzo verso gli altri e l’autoironia».

PIAZZA DEI DOMENICANI

ore 15,45 Fabrizio Bondi

Come rideva l’Ariosto (e perché dovrebbe far ridere noi)

ore 19 Marco Ardemagni

Legge Ludovico Ariosto

PIAZZA DEL LUOGO PIO

ore 21 Ottavia Piccolo

Ariosto in Piccolo

(con Sara Chiappori)

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