Per la Torre della Cigna occupata l’asta rischia di saltare
Nuovo tentativo di vendita il 4 ottobre: un fondo è interessato ma l’edificio non è vuoto Approfondimenti del tribunale. Nogarin conferma: «Vorremmo gestire gli 80 alloggi»
LIVORNO. La procedura è stata fissata da tempo: il 4 ottobre è prevista la nuova asta per la vendita della Torre della Cigna. Il complesso, che a partire da febbraio è stato occupato abusivamente da una cinquantina di famiglie senza casa, dall’aprile del 2008 è già andato all’asta una ventina di volte, tra vendite con e senza incanto: ogni tentativo è però andato a vuoto e il valore è crollato da 20 milioni a 3.559.570 euro. La novità è che l’asta è stata fissata, ma di fronte alla situazione esplosiva che si è venuta a creare nel complesso, potrebbe anche essere annullata e rimandata.
È un’ipotesi su cui sta riflettendo il tribunale dopo l’istanza che pochi giorni fa è stata presentata al giudice dal custode giudiziario del bene, che è anche delegato alla vendita. Il complesso, com’è noto, è finito nella procedura e sotto l’ala della Bnl dopo che la società proprietaria, la San Teodoro (che con la Bnl era indebitata), è stata messa in liquidazione, tra il 2006 e il 2007. A quanto risulta oggi c’è almeno un soggetto, un grande fondo, interessato all’acquisto del complesso, dove nell’ambito di un progetto con l’amministrazione comunale potrebbero saltare fuori un’ottantina di appartamenti da far gestire a Casalp. Insomma, almeno un soggetto sarebbe pronto a partecipare all’asta, ma a condizione che l’immobile sia vuoto. Ed è qui che le operazioni si fanno - se possibile - ancora più complesse.
Nell’edificio oggi vivono 50 famiglie: circa 200 persone, in molti casi sfrattate per morosità incolpevole, che nel blocco alla base del grattacielo hanno ricavato decine di appartamenti di fortuna tirando su pareti di cartongesso, bagni, cucine. È chiaro che la situazione che si è venuta a creare rischia di essere di difficile gestione per lo stesso tribunale, che da una parte deve garantire la correttezza delle procedure e dall’altra si trova di fronte a una potenziale emergenza sociale.
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Detto in altri termini: chi si prende la briga di sgomberare? E dove andrebbero nel frattempo le famiglie, come è tornato a chiedere anche venerdì 23 settembre a Fabio Caso (Asia Usb)? Tutte domande che non possono che essere rivolte a una pluralità di soggetti, dalla prefettura al Comune.
Nella relazione del custode, ora all’esame del giudice, si prende così in considerazione anche l’ipotesi di rinviare l’asta, che potrebbe non avere luogo il 4 ottobre. Il nodo dovrebbe essere sciolto entro lunedì. In ogni caso la strada indicata dal sindaco verso un nuovo piano casa, che ruota intorno al complesso della Cigna, rischia di non essere così in discesa come è apparso due giorni fa dopo l’incontro in prefettura.
Ieri mattina, interpellato dal Tirreno sulla Torre, Filippo Nogarin ha confermato che c’è un grande fondo (si parla di Investire sgr) che sta valutando di «acquistare e ristrutturare» il complesso, dove Casalp potrebbe poi gestire un’ottantina di case. L’intenzione è di acquisire la struttura entro fine anno: «Ci stiamo lavorando, è un nostro progetto», ha ripetuto ieri Nogarin. Mentre non trova alcuna conferma l’ipotesi che le due “ali” alla base del blocco vengano poi gestite da Caritas, Svs o Misericordia. «L’idea è di fare al piano terra attività legate al terzo settore», taglia corto il sindaco. Resta il fatto che nel frattempo la struttura è stata occupata in massa. «Questo è un punto sul quale dovremo lavorare», risponde per ora Nogarin, che su Fb ha intanto annunciato di voler «destinare temporaneamente due strutture, un immobile di proprietà di Casalp e uno di proprietà comunale, all'emergenza abitativa».
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