Il Tirreno

Livorno

Ciampi, l’emozione e l’addio il bacio di Franca settant’anni dopo

di Federico Lazzotti
L'ultimo bacio di Franca Ciampi al funerale
L'ultimo bacio di Franca Ciampi al funerale

I funerali dell’ex Capo di Stato nell’anniversario delle nozze Popolo e politici uniti nel cordoglio. Poi il viaggio a Livorno

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INVIATO A ROMA. L’ultimo bacio della signora Franca al suo Carlo arriva settant’anni dopo il primo da marito a moglie. Stesso giorno, il 19 settembre. Allora, nella chiesa di Santa Maria, a Bologna, Franca Pilla aveva 26 anni, un vestito bianco e abbracciava suo marito senza sapere di avere davanti un futuro tanto felice insieme da attraversare anche la Storia.

Oggi nella piazzetta davanti alla chiesa di San Saturnino Martire, nel cuore di Roma, si fa fatica a notare la vedova Ciampi in mezzo a tanta gente nel giorno del funerale dell’ex presidente della Repubblica: vestita di nero porta le mani segnate dal tempo sul viso e accenna una carezza quando il feretro si allontana per l’ultimo viaggio del presidente emerito verso la sua Livorno dove la salma è stata tumulata dopo un corteo che ha attraversato le vie della città.

«Avevamo diciotto anni quando ci siamo visti la prima volta – riesce a dire nascondendo le lacrime dietro ai grossi occhiali che indossa – poi ci fu la guerra e tanto altro...». Poco distante da lei, su uno striscione, si legge: «Sei stato l’orgoglio della Patria». Dall’altra parte della piazza il premio Oscar Roberto Benigni ricorda: «Per me è come se mio padre fosse morto una seconda volta. Credo che da oggi il Paese sia più povero».

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In chiesa le parole di Monsignor Vincenzo Paglia durante l’omelia sono una carezza al dolore: «Carissima Franca - ripete guardandola seduta in prima fila - l’intera Italia oggi è in lutto per la morte del presidente di tutti. Ma la perdita la senti tu, più di tutti, che per settant’anni gli sei stata accanto. Ecco perché l’anniversario del vostro matrimonio nel giorno del funerale cade come una goccia di tenerezza che smorza il dolore del distacco».

Intorno alla vedova, nella chiesa del quartiere Trieste dove la coppia ha vissuto dopo la fine del settannato al Quirinale, ci sono i figli Claudio e Gabriella, i nipoti Margherita, Maria e Virginia in lacrime, gli adorati pronipoti Ginevra e Manfredo che hanno lasciato dentro i feretro i disegni che il nonno conservava gelosamente. E poi il genero, la nuora, i nipoti livornesi e i medici che lo hanno assistito fino all'ultimo. Più indietro, in quella che doveva essere una cerimonia privata ma si è trasformata in un abbraccio collettivo, c’è un universo politico ed economico che nel giorno dell’ultimo saluto a Carlo Azeglio Ciampi sembra salutare anche sé stesso e un tempo passato.

È stato lo stesso presidente emerito, scomparso venerdì scorso a 95 anni, a ripeterlo anche nell’ultima intervista concessa due anni fa: «C’è un tempo per tutto: per studiare, per coltivare progetti, per lavorare e per combattere». Questo per molti è il tempo dei ricordi, e forse è per questo che non cadono lacrime ma immagini e ricordi. La più forte è quella di Giorgio Napolitano che curvo su novantuno primavere si appoggia al bastone per percorrere la navata centrale della chiesa e raggiungere il feretro di chi lo ha preceduto al Quirinale.

Si abbracciano, poco più in là, Fausto Bertinotti, l’ultimo comunista salito alla Camera, e Walter Veltroni, primo segretario del Partito Democratico. Da una porta laterale che dà su via Agliana, sbuca l’abito talare del cardinal Camillo Ruini, mentre lungo la navata opposta, quella destra guardando l’altare, si incrociano l’ex sottosegretario Gianni Letta, Cirino Pomicino, il presidente della Bce Mario Draghi e anche l'ex presidente del Senato Marcello Pera. Sparsi tra la gente in mezzo a telefonini che squillano e corone di fiori ci sono anche gli ex premier Romano Prodi a Mario Monti, oltre ai presidenti di Camera e Senato e in rappresentanza del governo il ministro dell’Economia Padoan. L’ultimo ad arrivare, prima dell’inizio dell messa è il presidente Sergio Mattarella.

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Poi tocca ancora a monsignor Paglia ripercorrere la vita dell’ex presidente che «ha lasciato il suo cuore sul porto di Livorno» per dirla con le parole di un altro Ciampi, Piero. «Nella sua amata Livorno – ricorda – si è fatto temprare dai gesuiti. A 16 anni ha vinto il concorso alla Normale di Pisa e dopo la tempesta della guerra dove un angelo salvò, scelse di sposare Franca. Sei stata tu – dice – a spingerlo a fare il concorso in banca dove è salito fino ai vertici. Era severo ed esigente prima di tutto con sé stesso. Ma con una passione civile che gli ha fatto accettare responsabilità in momenti difficili per il Paese, avendo fisso la stella polare dell'impegno».

Un non politico prestato alle istituzioni. Figlio di una generazione in via di estinzione che rideva con gli occhi e aveva il vento di Libeccio dentro tanto da spingere il Paese in Europa. Ma dietro all’uomo pubblico c’era la persona: un marito attento, un padre e un nonno premuroso e anche un appassionato e tifoso. «Ricordava a memoria la formazione del Livorno che sfiorò lo scudetto». Ma anche un anziano che negli ultimi anni si era preparato a quella che chiamava “l’ultima curva”.

«Carlo si è preparato a questo incontro – ricorda dall’altare il prete – La prima volta con Giovanni Paolo II con il quale aveva un rapporto intimo. In uno dei colloqui disse: “Santo padre abbiamo la stessa età, se muore prima di me, mi promette che mi verrà incontro?”. Oggi quella promessa si compie per accompagnarlo nel cielo di Dio».

Anche perché negli ultimi anni la malattia lo aveva provato. «Ha vissuto il dolore senza perdere dignità e rigore. La sua era una fede semplice ma salda. Ha vissuto non per sé ma per il bene comune. Per me - va avanti monsignor Paglia - è stato un grande dono la sua amicizia. Non scordo i suoi occhi e suoi grazie quando gli ho dato la benedizione di papa Francesco. Oggi Carlo ci lascia ripetendo le parole al giovane Timoteo: per rendervi fermi e confortarvi a favore della vostra fede». L’ex presidente dopo aver attraversato il suo passato è stato sepolto nel tardo pomeriggio nel cimitero della Misericordia di Livorno, a due passi dallo stadio e dal lungomare. Per un ultimo bacio anche al salmastro.

 

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