Il Tirreno

Livorno

dal riciclaggio al terrorismo

di Lara Loreti
dal riciclaggio al terrorismo

LIVORNO. Oltre trenta milioni di euro in operazioni finanziarie sospette tra versamenti e/o prelevamenti allo sportello, assegni e bonifici bancari fatti all’estero in Paesi come Russia e Svizzera....

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LIVORNO. Oltre trenta milioni di euro in operazioni finanziarie sospette tra versamenti e/o prelevamenti allo sportello, assegni e bonifici bancari fatti all’estero in Paesi come Russia e Svizzera. Trenta casi all’analisi della Procura, tre denunce penali e 11 soggetti, tra cui dieci persone fisiche, multate per trasferimenti di denaro contante per importi superiori ai 5mila euro (il limite imposto dalla legge è di tremila), per un totale di 133.000 euro. È una montagna di denaro che scotta quella individuata dalla Guardia di finanza in provincia di Livorno in un’operazione di antiriciclaggio svolta dal gennaio scorso a oggi, lavorando su centoventi segnalazioni su altrettante operazioni sospette, con accertamenti finanziari e investigativi che hanno riguardato in tutto 258 tra persone fisiche e giuridiche. «Le operazioni - spiegano dalle fiamme gialle, guidate dal comandante provinciale, il colonnello Paolo Borrelli - riguardano anche annualità precedenti».

Inganna la banca con una fattura falsa. Trentamila euro: tanto è l’importo di una fattura presentata da un imprenditore livornese sessantenne a una banca per avere un prestito. L’uomo d’affari, secondo l’accusa ipotizzata dalla Finanza e avallata dalla Procura, avrebbe presentato una fattura falsa di un presunto cliente come garanzia per chiedere un anticipo di denaro. Ma la banca s’è resa conto che la fattura era fasulla, come anche i dati del cliente presentati. Così facendo, l’istituto bancario non ha potuto rivalersi su nessuno. È scattata quindi l’indagine che ha portato a identificare e denunciare il sessantenne per mendacio bancario. Gli accertamenti sono ancora in corso. Nei guai sono finiti altri due imprenditori cinquantenni, un uomo di Rosignano e una donna di Castagneto Carducci: il primo è indagato per truffa mentre la seconda per attività finanziaria abusiva.

Quei 70mila euro tra cognati. Tra i fascicoli di indagine dei militari del Nucleo tributario, coordinati dal comandante Maurizio Querqui, spuntano anche diverse segnalazioni sospette di infrazioni amministrative. Nel mirino finiscono dieci persone e un ente. L’accusa è trasferimento di contanti per complessivi 133.000 euro; la pena è il pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria (applicabile dal 1% al 40% dell’importo trasferito). Tra i casi più clamorosi, un passaggio di 70mila euro, in contanti, prestati da un piombinese a sua cognata, che ne aveva bisogno per acquistare una casa. Lei glieli ha restituiti dopo un anno, sempre in contanti. La transazione è stata scoperta nel momento in cui lui ha effettuato il grosso versamento sul suo conto. A quel punto, la banca ha segnalato il caso alle fiamme gialle, che hanno proceduto alla contestazione della sanzione. In questo caso, la multa va dai 7mila ai 30mila euro circa. Un episodio analogo ha invece coinvolto un padre e un figlio a Livorno: il primo ha prestato 20mila euro al secondo, che aveva bisogno di liquidi per la sua ditta. Ma anche in questo caso il passaggio di soldi da parte del babbo è avvenuto in contanti, e la sanzione è stata inevitabile.

Indagini a tutto campo. Sono trenta in totale le segnalazioni acquisite dall’autorità giudiziaria in materia di reati economico-finanziari, tra cui illeciti fiscali e fallimentari. Casi che sono confluiti in fascicoli di indagine già esistenti, ritenuti utili per lo sviluppo delle indagini di polizia giudiziaria. Ulteriori segnalazioni arrivate agli uomini di Querqui hanno consentito, poi, di attivare - dopo specifici riscontri e accertamenti - nuovi procedimenti penali.

Money transfer e terrorismo. Un altro capitolo dell’indagine riguarda gli accertamenti agli sportelli di “money transfer”, tra Livorno e Cecina, che hanno permesso di analizzare operazioni di trasferimento di denaro eseguite da numerose persone, sia italiane che extracomunitarie, tra cui alcuni con precedenti di polizia. Un controllo, quest’ultimo, considerato strategico dalla Guardia di finanza, soprattutto in questo periodo in cui l’attenzione al contrasto al terrorismo è altissima. Il sospetto è che dietro i passaggi di soldi possano esserci operazioni irregolari. Ecco perché i finanzieri, che già nel passato hanno svolto indagini proprio su questi aspetti, oggi più che mai hanno un livello di guardia molto alto. Le verifiche delle fiamme gialle svolte sul money transfer hanno quindi lo scopo di evitare casi di “aggiramento” delle regole, come per esempio il divieto di frazionamento artificioso dei pagamenti al di sotto della soglia di legge (fissata per gli operatori in 1.000 euro) oppure l’intestazione fittizia delle transazioni a prestanome.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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