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Shangai choc: alla Chiccaia è anarchia tra sfondamenti e tetti pericolanti
Nell’ultima settimana 9 occupazioni di alloggi murati Casalp e Comune hanno perso il controllo dell’immobile
LIVORNO. Nell’ultima settimana alla Chiccaia hanno contato altri nove sfondamenti. L’ultimo, ieri notte, è finito con i lampeggianti dei vigili urbani che illuminavano il cortile buio del blocco di via Nino Bixio e con le martellate di un muratore che due ore dopo la mezzanotte ha fissato un portellone d’acciaio all’entrata di un appartamento al primo piano del civico 70, in cui in serata una giovane donna era entrata alla ricerca di un rifugio.
E’ l’ultimo episodio di una situazione ormai fuori controllo. Dove Casalp e Comune hanno perso da tempo anche il quadro delle case libere, vuote, occupate, murate o smurate, e ora hanno addirittura difficoltà a individuare i 12 alloggi su cui investire i 132mila euro di ristrutturazioni destinati alle famiglie senzatetto.
Qui ormai la quindicina di assegnatari rimasti, la decina di proprietari e le decine di occupanti che negli ultimi mesi a colpi di mazze e picconi hanno preso possesso dei vecchi alloggi popolari, convivono (a fatica) in una vera e propria autogestione dell’emergenza abitativa, come se varcato l’arco su ancora campeggia l’insegna Icp, istituto case popolari, si entrasse in una sorta di repubblica anarchica di Chiccaia, senza regole, senza certezze, senza sicurezza e senza speranza.
«Guardi qui - dice una signora, sventolando una lettera del Comune di Livorno datata 26 marzo 2014 -. Guardi cosa c’è scritto». Prende gli occhiali, inizia a leggere: «Egregio Voliani Paolo, la signoria vostra è inserita negli elenchi riscontrati con Casalp degli aventi diritto all’assegnazione di un alloggio di risulta in attuazione all’attuale fase del piano di recupero. Siamo lieti di comunicarle che a partire dal primo giugno 2014 saranno attivate le chiamate presso i nostri uffici per la proposta di un alloggio di edilizia residenziale pubblica».
Sono passati due anni e tre mesi, ma il telefono della famiglia Voliani non è mai suonato. Anzi, il rallentamento del piano di recupero, lo stop all’abbattimento della Chiccaia deciso dal Comune, il progetto paradossale di destinare all’emergenza abitativa il simbolo stesso dell’emergenza abitativa hanno spento la luce a questa gente, la loro fiducia nelle istituzioni, e nel domani.
Al civico 54 due anni fa ci fu un cedimento delle travi in legno che reggono il tetto. «Sapete come hanno risolto? Con un paletto arrugginito incastrato tra una trave e l’altra», racconta Michel Litta.
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E così la foto che pubblichiamo in questa pagina rischia di diventare l’immagine simbolo più che della Chiccaia, di tutto un sistema che si regge ormai su un filo, su un puntello traballante e può cedere da un momento all’altro.
«Capite come hanno riparato il tetto che crollava? Sotto quelle travi dormiamo io e mio figlio di un anno. Ogni notte potrebbe essere l’ultima», dice Litta.
Paolo Frassinelli, proprietario di un alloggio al numero 70, da mesi sta dando la caccia al verbale dei vigili del fuoco che nel 2014 visionarono il tetto crollato e «che documentavano l’instabilità dell’edificio, dando - racconta lui - tempi strettissimi per mettere la struttura in sicurezza».
«Quell’atto è sparito, non si trova, né a Casalp, né in Comune - racconta -. Ma deve uscire fuori. Altrimenti vigili, pompieri, Asl o tecnici tornino qui e accertino la pericolosità di quelle travi, l’urgenza di un intervento o ordinino una evacuazione».
«Il fatto è che se venissero a fare delle verifiche sulla tenuta delle travi, scoprirebbero masse di amianto stoccate qua sopra, amianto frantumato, pericoloso, che noi respiriamo tutti i giorni», interviene Michel Litta.
Lui, come abbiamo raccontato sul giornale due giorni fa, ha scattato decine di fotografie a quell’eternit accatastato nelle mansarde. «Le feci quando ci fu il cedimento del tetto - racconta -. I vigili e il tecnico di Casalp non vollero salire, mi dissero “vacci te lassù”, mi dettero anche il loro cellulare per fare le foto. Ho letto che la signora Vanessa Soriani, presidente delle case popolari, ha detto che fu trovato uno scooter e fu portato via il materiale pericoloso. Non è vero niente: intanto trovarono un motore non un motorino e soprattutto il materiale pericoloso è rimasto tutto lì, non hanno portato via un bel nulla. Se qualcuno viene può respirarlo coi propri polmoni».
Al Tirreno risulta che la rimozione dell’amianto fu disposta l’anno scorso dall’allora direttore generale di Casalp Paolo Vicini, ma gli uffici non provvedettero. «Loro sanno che c’è una situazione di pericolo diffusa su tutta la struttura, ma non fanno niente, è questo che è inaccettabile», continua Litta.
Raccontano i residenti che Casalp, dopo l’articolo dell’altro giorno, avrebbe dato disposizioni a una ditta di sigillare le botole delle mansarde. «Non si capisce se lo fanno pensando di evitare la dispersione delle polveri o per evitare che andiamo su a far fotografie», commenta Frassinelli. «Ma non è chiudendo le botole che si risolve il problema. Devono rimuovere l’amianto».
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Ma nella repubblica anarchica di Chiccaia, i pericoli per la salute non sono i soli che i residenti sono costretti ad affrontare. «C’è sempre più forte un problema di ordine pubblico - dicono in coro dieci donne, mogli, mamme, nonne molte delle quali alla Chiccaia ci sono nate e invecchiate -: qui si picchiano tutte le notti, urla, cazzotti, vetri rotti. E guai a intervenire, c’è il rischio di prenderle».
Il problema è legato soprattutto allo spaccio. «Prima almeno spacciavano nascosti in casa. Ora fanno tutto alla luce del sole, in cortile, per la strada. L’altro giorno - racconta una di loro - nel sottoscala ho trovato un taglierino per la droga. Ho chiamato la polizia, l’hanno sequestrato. Ma ognuno fa quel che gli pare: portano via le finestre e le mettono da una casa all’altra, rubano, spaccano».
«Guardi quella porta - fa Sara Iacobone, civico 66 -. Una mattina sentiamo un colpo e la vediamo spalancarsi di botto: avevano dato una pedata e aperto pensando di non trovare nessuno in casa. L’altro giorno invece un tunisino è salito fino al terzo piano e ci ha rubato i panni stesi sul pianerottolo: l’abbiamo visto scappare con le mutande e i calzini».
«Il fatto è che la legge qui non esiste più. Guardi quell’auto parcheggiata, senza targa. Di chi è? L’illuminazione del cortile è andata. Casalp sa tutto ma non fa niente. Ma notte o giorno fa lo stesso: occupano e spacciano a tutte le ore. Senti martellare e dici: eccone un altro. Chiami i vigili e loro ne prendono atto. L’altra sera hanno cacciato quella ragazza ma gli altri 8 che hanno occupato nell’ultima settimana sono ancora lì». E la Chiccaia anziché svuotarsi, si riempie.
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