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Per chiudere il parco sono serviti 13 mesi
Il Comune conferma la ricostruzione del Tirreno: il 5 giugno 2015 Arpat segnalò l’amianto. «Ma abbiamo agito con tempismo»
LIVORNO. Come aveva rivelato il Tirreno due giorni fa, il Comune sapeva dalla primavera del 2015 che a villa Corridi era stato trovato amianto: il 5 giugno dell’anno scorso l’Arpat aveva comunicato a palazzo civico i risultati delle analisi effettuate su alcuni campioni di terra prelevati dall’area giochi del parco. E il risultato fu inequivocabile: la terra era contaminata da amianto.
Lo conferma una nota diramata ieri dall’amministrazione comunale. Dove si ricostruiscono tutti i passaggi che da allora hanno portato all’ordinanza di chiusura di villa Corridi diramata un mese e mezzo fa dal sindaco Nogarin.
In sostanza sono serviti 13 mesi all’amministrazione per accorgersi della gravità della situazione, decidere di chiudere i cancelli e interdire l’accesso ai frequentatori. Che in questo periodo hanno continuato a vivere l’area ignari del pericolo e dell’inquinamento.
Secondo il Comune tuttavia la tempistica è stata rapida: si legge ancora nella nota dell’amministrazione che «gli uffici tecnici sono intervenuti con tempismo» e «tutte le operazioni sono state eseguite con celerità e nel massimo rispetto della normativa».
Ma la ricostruzione fatta da Palazzo civico, che riportiamo integralmente, dimostra il contrario e dà l’impressione forte che ci sia stata una grossa sottovalutazione della gravità. Anche perché si scopre che da ulteriori analisi e operazioni fatte nell’area, altri frammenti di materiale edile contenente amianto furono rinvenuti a inizio estate 2015. Ma nessuno comunicò ai cittadini la notizia.
IL 5 GIUGNO 2015 I RISULTATI ARPAT. La ricostruzione del Tirreno viene confermata in pieno dal Comune. «Gli uffici tecnici, a seguito del sopralluogo effettuato il 29 maggio 2015 da polizia municipale, protezione civile e Arpat per verificare la presenza di materiale composito affiorante nel parco, provvedono a recintare l'area del parco oggetto del rinvenimento quale misura preventiva. I risultati delle analisi effettuate da Arpat in quell'occasione confermano, il 5 giugno, che si tratta di amianto».
IL 12 AGOSTO 2015 UN’ALTRA CONFERMA. Cosa succede a quel punto? «Il settore Ambiente del Comune incarica Aamps di provvedere alla immediata rimozione dei detriti affioranti (avvenuta il 12 giugno 2015 a seguito di ulteriore sopralluogo) e successivamente (12 agosto 2015) di procedere all'analisi del terreno dell'area recintata. A seguito degli esiti sui campioni di terreno prelevati in cui si evidenziava la presenza di frammenti di materiale edile contenenti amianto, gli uffici comunali provvedono dunque a conservare la recinzione e impedire la fruizione dell'area interessata».
La nota non dice però che la recinzione è fatta da transenne e nastro. E soprattutto che nessuno, né il 5 giugno, né il 12 agosto pensò che fosse necessario avvertire la popolazione della presenza di amianto nel parco.
110 GIORNI DI BUIO. Si va avanti senza così, con nastro e transenne, per 110 giorni, fino al 30 novembre, quando «l'ufficio manutenzione patrimonio comunale, incaricato di provvedere alla rimozione del materiale edile rinvenuto nel sottosuolo dell'area recintata, programma di inserire l'intervento nell'ambito dei lavori di rimozione di materiale contenente amianto in immobili comunali vari».
4 MESI PER AFFIDARE I LAVORI E 3 PER FARLI PARTIRE. Il 23 dicembre 2015 viene avviata la procedura concorsuale negoziata per l'affidamento dei lavori. Perché vengano affidati i lavori passano altri quattro mesi: e finalmente il 14 aprile 2016 avviene l'affidamento all'impresa Seal.
E’ chiaro in tutto questo percorso che l’urgenza non viene percepita, né la gravità che appare invece evidente quando finalmente l’11 luglio Seal inizia la raccolta manuale dei frammenti l'attività di raccolta manuale dei frammenti, e «rileva che la presenza di frammenti stessi non si limita alle aree indicate inizialmente, ma coinvolge una zona più ampia del parco». Il sindaco ordina la chiusura, il resto è storia recente.
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