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Occupato anche l’ex asilo di via Cambini
Otto famiglie senza casa entrano prima ancora che il Comune finisca il trasloco alle De Amicis
LIVORNO. Al primo piano ci sono ancora i mini banchi con le sedie, qualche computer, il televisore, le stampanti, i cartelloni con i disegni dei bambini. Al piano terra giochi, fascicoli, scatoloni e sacchi neri sono stati ammucchiati in una stanza in attesa di essere portati via. Il Comune non ha fatto in tempo a completare il trasloco, che l’ormai ex asilo Chayes, nella centralissima via Cambini, è stato occupato.
Nella notte tra venerdì e sabato otto famiglie con sei minori (in tutto 22 persone) sono entrate nella struttura. Dicono di essere rimaste senza casa, di non avere un’alternativa, e promettono di non andarsene.
Così in città va in scena un’altra occupazione. L’ennesima, dopo i casi che si sono moltiplicati negli ultimi mesi (vedi gli ex uffici Atl in via Meyer, il palazzo del Picchetto in via Grande, la Torre della Cigna o l’ex palazzo della Cassa di Risparmi in via Borra, solo per citare gli ultimi casi). Ma questa volta c’è un rappresentante della giunta comunale che alza la voce, la vicesindaca Stella Sorgente. «Perché non abbiamo ancora fatto il trasloco, e questo è un immobile di pregio che va venduto: il Comune vuole usare i soldi della vendita proprio per reinverstirli nelle scuole...».
Ma cosa sta accadendo in via Cambini? Ieri mattina siamo entrati nell’ex asilo. Gli occupanti ci hanno aperto la porta, per parlare hanno chiesto di aspettare «la responsabile», ovvero la referente del “comitato ex Asl - movimento diritto alla casa”, che gestisce anche una parte del palazzo occupato del Picchetto e i locali occupati in via Frank. Per ora si sono sistemati su qualche brandina, si riuniscono nell’atrio tra il portone e le stanze che danno sul grande giardino. Al primo piano ci sono cucina e bagni. «Nessuno toccherà gli arredi e gli scatoloni, sono nelle stanze in attesa che vengano a prenderli», sottolineano.
Raccontano di aver occupato per un paio di settimane l’ex circoscrizione 4, a Colline, «poi abbiamo deciso di lasciarla perché deve essere assegnata ad alcune associazioni». «Abbiamo dormito nei corridoi della caserma del Picchetto per qualche giorno, poi siamo venuti qui...».
Le storie, difficili, sono tutte diverse, e si assomigliano tutte. Ci sono livornesi e stranieri. C’è chi è stato mandato via dalla casa popolare dove, dopo la morte della nonna, viveva di fatto senza averne il titolo. «In Comune mi hanno proposto una sistemazione solo per me, in un centro per donne, ma ho un bimbo di 5 anni e un marito, non era una soluzione...». C’è chi racconta di non avercela più fatta a pagare 750 euro di affitto, «con un lavoro solo e quattro persone da mantenere». «Noi da qui non ce ne andremo - ripetono a turno - basta con gli edifici pubblici vuoti».
Qui l’immobile non ha fatto neppure in tempo ad essere svuotato. «La situazione in questo caso non è tollerabile», reagisce così la vicesindaca e assessora all’istruzione e all’edilizia scolastica, Stella Sorgente. L’asilo di via Cambini, che è stato appena chiuso per la pausa estiva, sarà trasferito entro settembre alle De Amicis, dove sono in corso i lavori per ospitare 75 bambini. «Dobbiamo ancora fare il trasloco, era in programma per metà agosto. Mi ero raccomandata con chi di dovere affinché fosse prevenuta l’occupazione, invece...». «Ho chiesto una relazione alla polizia municipale - aggiunge - voglio vedere come sono entrati. Sono anni che l’Asl dice al Comune che l’asilo deve essere tolto dall’immobile di via Cambini e ora che finalmente va in porto l’operazione accadono queste cose».
«Quello che è stato appena occupato - spiega l’assessora - è un palazzo di pregio. Abbiamo già fatto fare le stime: l’obiettivo è venderlo per finanziare la ristrutturazione di altri edifici scolastici. Sono molto amareggiata, questi comitati agiscono con una tempestività che ci mette in difficoltà». Quindi l’amministrazione farà sgomberare il palazzo? «La prima cosa da fare è recuperare gli arredi, poi dovremo cercare di tornare in possesso dell’immobile. Mi auguro che queste famiglie se ne vadano per conto proprio».
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