Sì alla requisizione di case e scoppiano le polemiche
Dopo la votazione della mozione in consiglio, i piccoli proprietari insorgono Grassi (Asppi): meccanismo pericoloso, le strade sono altre, pronti alle vie legali
LIVORNO. Esplode la polemica dopo la mozione votata a maggioranza dal consiglio comunale sulla requisizione degli immobili inutilizzati per l'emergenza abitativa. In via delle Lastre si è riunito il consiglio direttivo dell’Asppi (l’Associazione dei piccoli e medi proprietari immobiliari) che dopo una riunione infuocata ha inviato una lunga nota e per bocca del suo presidente si è detta pronta a ricorrere anche alle vie legali.
Tutto è iniziato giovedì. Come riportato dal Tirreno, il consiglio comunale ha approvato una mozione che è stata proposta da Marco Cannito (Città diversa) e che punta a "requisire gli immobili inutilizzati per l'emergenza abitativa". Di fatto sia immobili pubblici che privati. Più nel dettaglio, la mozione impegna il sindaco alla "requisizione temporanea degli immobili vuoti e inutilizzati per le emergenze abitative con motivazione di urgenza umanitaria", "laddove possibile con una eventuale previsione di una indennità di occupazione da parte degli ospiti", il tutto "secondo misure, modalità e tempistiche ritenute congrue".
L'atto è stato votato dai Cinque Stelle e dal sindaco, da Marco Bruciati (Bl), Giovanna Cepparello (Futuro!) e dal proponente Cannito (Cd). Che intervistato poco dopo ha subito sottolineato che si tratterebbe di una misura «straordinaria», di «emergenza», attuabile a condizione che gli immobili siano «vuoti, inutilizzati o in stato di abbandono da tempo», e semmai guardando prima alle grandi proprietà. «Lo stesso vescovo - ha aggiunto - lanciò questa idea...».
«Ma così si mette in piedi un meccanismo pericoloso, se ne rendono conto?», sbotta il presidente provinciale e coordinatore regionale dell’Asppi, Sirio Grassi. L’associazione contesta la legittimità della mozione («mancando i requisiti di legge - si legge nella nota diffusa dopo il consiglio direttivo - la proposta di requisizione sarà oggetto delle opportune azioni di resistenza da parte degli uffici legali dell’Asppi»). E contesta la base di partenza. «Perché è stata fatta prima - dice Grassi - un’analisi del disagio abitativo livornese?». «I dati reali - riprende - dicono che su circa 190 sfratti esecutivi registrati negli ultimi due o tre anni, solo il 27% è per morosità incolpevole. Quindi molti non pagano l’affitto ai piccoli proprietari o gli oneri agli amministratori di condominio». «Detto questo - riprende - è innegabile la necessità di contrastare il disagio abitativo». Così elenca una serie di punti, partendo da una richiesta/denuncia: «Bisogna rimettere in piedi la commissione comunale per il disagio abitativo (che si occupa della graduazione degli sfratti, ndr), facendo sì che torni a rappresentare in modo equo tutte le posizioni». Questo perché, dice, «fino a 12 mesi fa era un concreto osservatorio comunale con la presenza di prefettura, questura e di tutte le organizzazioni della proprietà», ma adesso «si è ristretta all’esclusiva partecipazione delle rappresentanze degli inquilini per successive “dimissioni” prima della prefettura e a seguire della questura e di tutte le rappresentanze della piccola e grande proprietà immobiliare, rimandendo così un organismo non più rappresentativo e non più garante di niente». Cosa è accaduto in commissione?
«Prima di pensare alle requisizioni degli immobili privati - riprende Grassi - si pensi a liberare gli appartamenti di proprietà pubblica, popolari, dalle persone che non hanno più il titolo di abitarli. Ci risulta che siamo 100-120, sulla base di un’indagine fatta dagli uffici comunali (tra quelli che non pagano il canone, che hanno superato il reddito, che hanno altre case...)». E ancora: «Si ripristino le circa 40 abitazioni popolari che a quanto ci risulta al momento sono vuote perché hanno bisogno di manutenzione ordinaria o straordinaria» ed «esiste anche l’opportunità di ristrutturare immobili pubblici che hanno un’altra destinazioni, come è accaduto per l’ex Lamarmora».
«E si richiede all’amministrazione - conclude - di intervenire sulla leva fiscale: se i proprietari pagassero meno tasse, si renderebbero disponibili ad affittare a canoni più bassi a chi è in difficoltà».
«Di fronte a tutto questo - si lascia scappare - parlare di requisizione di immobili privati mi sembra un grande bluff...».
(j.g.)
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