Il Tirreno

Livorno

«Violentata per cinque anni dal titolare del pub», processo a porte chiuse

Federico Lazzotti
«Violentata per cinque anni dal titolare del pub», processo a porte chiuse

Livorno, il presidente del collegio ha accolto la richiesta dell’avvocato della ex donna delle pulizie che ha denunciato il commerciante accusato anche di estorsione

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LIVORNO. Sarà un processo blindato per tutta la sua durata quello che vede come imputato il titolare di uno dei più noti e frequentati pub livornesi. L’accusa nei confronti del commerciante, 60 anni, è pesantissima: estorsione e violenza sessuale continuate ai danni della donna straniera, che oggi ha 33 anni, e che si è occupata per un lungo periodo di svolgere le pulizie all’interno del locale.

Nel pomeriggio di giovedì 21 luglio, giorno in cui era prevista la deposizione di alcuni testimoni, l’avvocato che cura gli interessi della parte civile, ha effettuato nuovamente l’istanza al presidente del collegio affinché il processo si svolgesse per intero a porte chiuse dopo aver ottenuto, nell’udienza precedente che la deposizione della sua assistita fosse protetta. Una richiesta accolta dal giudice Angelo Perrone che ha quindi invitato i giornalisti presenti nell’Aula B del Tribunale di Livorno ad uscire prima di chiamare il primo testimone del pubblico ministero Fiorenza Marrara.

In aula anche l’imputato difeso dall’avvocato Silvia Mesturini. A dare il via all’inchiesta, nel febbraio del 2014 la querela presentata dalla giovane donna arrivata in Italia dall’Est Europa. Il racconto della donna - che dovrà essere confermato nel processo - assomiglia a un film dell’orrore. La trentenne, infatti, ha sostenuto di essere stata violentata per cinque lunghissimi anni dal suo datore di lavoro minacciandola più volte che nel caso in cui avesse rifiutato quei rapporti l’avrebbe licenziata oppure non l’avrebbe pagata per il lavoro che invece aveva svolto, o ancora avrebbe sostenuto di poterla danneggiare attraverso vere o presunte amicizie in ambienti altolocati.

È attraverso questo ricatto che il sessantenne tra il 2009 e il 2014, ad intervalli che potevano essere regolari oppure dilatati nel tempo approfittava della donna costringendola ad avere rapporti sessuali completi oppure di sottostare a richieste particolari. Dagli atti dell’indagine l’imputato in più di una occasione avrebbe anche usato l’arma del licenziamento per costringerla a ad essere accondiscendente. Soprattutto prospettandole che nel caso in cui avesse perso il lavoro non le sarebbe stato rinnovato il permesso di soggiorno. E dunque avrebbe dovuto lasciare l’italia e tornare nel suo paese d’origine.

Tutte queste accuse dovrà ovviamente dimostrale il processo che andrà avanti nei prossimi mesi e dove l’imputato è convinto di poter dimostrare la sua totale innocenza. E di essere a sua volta vittima di una vendetta da parte della donna. Con la decisione del giudice di proseguire il processo a porte chiuse, alla stampa sarà consentito soltanto assistere alla lettura della sentenza il giorno in cui il primo grado di giudizio si concluderà.

 

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