Il Tirreno

Livorno

Soldi spariti, consulente a processo

di Sabrina Chiellini
Soldi spariti, consulente a processo

Lo accusano di essersi appropriato delle somme che gli avevano dato per pagare i contributi Inps, Inail e Irpef

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LIVORNO. Un consulente del lavoro di Livorno, Marco Temperanza, 43 anni, è finito nei guai dopo che alcuni clienti di Ponsacco lo hanno denunciato per appropriazione indebita. Loro, gli imprenditori residenti in Valdera, conoscevano il professionista da alcuni anni e non pensavano di trovarsi a loro volta in difficoltà quando Equitalia ha cominciato a chiedere il pagamento di somme arretrate che loro pensavano di avere già saldato in quanto le avevano consegnate al loro consulente del lavoro che era incaricato di gestire la contabilità della società che fa riferimento ai due soci che, alla fine, si sono decisi a denunciare.

E dopo una lunga indagine il consulente, che in parte ha ammesso le proprie responsabilità e inizialmente si era detto intenzionato a risarcire le parti offese, sarà processato in tribunale a Livorno all’inizio del prossimo anno. Marco Temperanza è accusato di essersi appropriato, al fine di procurarsi un ingiusto profitto, della somma di circa 100mila euro. Denaro che il professionista livornese aveva ricevuto di volta in volta, nel corso degli anni, dai clienti di Ponsacco che si erano rivolti proprio a lui per i pagamenti dei contributi Inps, Inail, Irpef, contributi previdenziali e altre tasse.

Il consulente del lavoro, secondo l’accusa, ha incassato i soldi ma ha omesso di effettuare i dovuti versamenti causando così un danno ai suoi clienti che ormai hanno interrotto con lui ogni rapporto. Il reato contestato al professionista è quindi quello dell’appropriazione indebita aggravato dall’abuso di prestazione d’opera, compiuta per alcuni anni, per la precisione fino al 2015.

L’indagato, durante l’interrogatorio del maggio scorso, ha ammesso di essersi trovato in difficoltà economiche e di avere utilizzato le somme che gli avevano consegnato i clienti. Ha anche ammesso di essersi impegnato a risarcire del danno la parte offesa ma di non averne avuto le possibilità economiche. Dall’altra parte i commercianti che sono stati “raggirati”, che sono assistiti dall’avvocato Paola Ferretti, adesso chiedono giustizia. Oggi rendono nota la vicenda e si chiedono come mai dopo la denuncia penale il consulente abbia continuato a lavorare ancora.

«In questo momento non ci risulta che il consulente del lavoro sia stato sospeso - dicono i commercianti “raggirati” - e adesso ci chiediamo se il nostro è un caso isolato o se altre persone si trovano nella stessa condizione».

I commercianti che si sono trovati “inseguiti” da Equitalia, quando avevano cominciato a ricevere le richieste di pagamento dai vari enti, si erano preoccupati e si erano rivolti al loro consulente livornese chiedendogli di capire cosa era successo di preciso. «Ci diceva sempre che quelle erano cartelle “pazze” - raccontano i due commercianti di Ponsacco - noi gli abbiamo creduto anche perché avevamo con lui anche un rapporto di amicizia». Nel 2015, quando le richieste di Equitalia si sono fatte veramente pressanti, i due soci pisani hanno deciso di fare alcuni accertamenti in proprio e così sono riusciti a scoprire una realtà decisamente diversa da quella delle cartelle esattoriali “pazze”.

«In tutto questo ci sono anche due anni di contabilità che non è stata tenuta nel modo corretto. Insomma, ci ha utilizzato come un bancomat. Aveva problemi economici legati all’acquisto di un’attività commerciale e non sapendo come fare a pagare i debiti ha usato i nostri soldi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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