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Infradito, mai indossarle sullo scooter: troppe fratture evitabili - Il video
Livorno, il primario di ortopedia Antonio Augusti contro la moda livornese di mettersi sempre le ciabatte alla guida: mi sono ritrovato ad amputare piedi per incidenti banali, è inaccettabile
LIVORNO. «Mi sono ritrovato a dover amputare piedi per incidenti banali: se queste persone invece delle infradito avessero indossato le scarpe non sarebbe successo. Eppure i livornesi non vogliono capire che quando si guida bisogna mettersi le scarpe». Torna a scagliarsi contro la moda estiva tutta livornese di indossare infradito, sandali e ciabatte h24 il primario di Ortopedia dell'ospedale di Livorno, Antonio Augusti.
Lui che con la sua equipe medica ogni giorno si ritrova a intervenire su piedi maciullati e lesioni della pelle gravi, conosce bene la situazione. Giovanissimi in scooter, baldi quarantenni in sella a moto di grossa cilindrata e anziani che sfrecciano sulle bici elettriche: la pericolosa abitudine del "pantaloncino, infradito, asciugamano e via" raccontata più volte anche dallo sceneggiatore tv Francesco Bruni, abbraccia tutti. Da giugno a settembre. Sia per andare al mare, che per un'uscita serale. E poco importa l'età, è un vizio trasversale.
VIDEO L'intervista al primario di Ortopedia Antonio Augusti
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«Mediamente dobbiamo intervenire almeno una volta al giorno su fratture da incidenti con scooter e motorini, anche l'altro giorno un signore ha rischiato di perdere il piede rimasto schiacciato tra il suo scooter e un'auto: quel tipo di lesione, con una scarpa e non con le infradito, sarebbe stata lieve e invece». Gli esempi da non imitare si sprecano. E lui, come un mantra, torna a fare le sue raccomandazioni: «Capisco che uscire con pantaloncini e ciabatte in motorino sia molto più pratico, ma bisogna avere la consapevolezza del grosso pericolo a cui si va incontro. A Livorno, diciamo per sdrammatizzare, che quasi si nasce con le infradito, ma bisogna darsi delle regole».
Sessantun anni suonati per Augusti, nato a Grosseto, ma livornese d'adozione, alla guida del reparto livornese dal 2011: è proprio lui a definire, in tanti casi, "evitabile" la realtà di dolore che vede ogni giorno in corsia, con persone che finiscono sotto i ferri per incidenti e nel peggiore dei casi si rovinano la vita, con amputazioni. «E' questo che mi fa rabbia: parlo da medico, ma anche da padre e cittadino: i livornesi devono darsi delle regole, perché troppo spesso regna un'indisciplina inaccettabile anche sulla strada, alla guida».
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I suoi figli, di 29 e 26 anni, hanno bandito categoricamente le infradito quando guidano. Scooter, moto, bici elettriche: mai dire infradito, quindi. Sì, perché la scarpa, comunque, attutisce eventuali colpi e non permette alla carne di restare a diretto contatto con asfalto e lamiere. «E' in ogni caso una protezione, ti puoi far male allo stesso modo, ma sarà sempre un guaio minore rispetto ad indossare infradito. Ci tengo a dire che non ce l’ho con le infradito, ma vanno bene per passeggiare. Alla guida dovrebbero essere vietate perché i rischi che si corrono sono troppo grandi». E lo ripete anche a chi ha subito traumi Augusti.
«A quel punto le persone fanno un mea culpa, ma chissà se poi imparano veramente la lezione», continua. La vera svolta - o almeno un tentativo - sarebbe quella di avviare campagne mirate nelle scuole, soprattutto ai ragazzi delle medie che si affacciano all'agognato patentino. «Con la costituzione delle maxi Asl l'idea che avevamo anche lo scorso anno di avviare una campagna ad hoc su questo tema è stata rimandata, abbiamo ripreso adesso il discorso all'interno del gruppo di lavoro tra primari ortopedici che abbiamo creato in tutta la maxi Asl: siamo nove. Si tratta di una iniziativa-investimento che dobbiamo assolutamente fare e al più presto ne parlerò con la direttrice Asl Maria Teresa De Lauretis».
Il primario ricorda un fotogramma del suo passato che non avrebbe voluto vivere. «Due anni fa dopo innumerevoli tentativi di salvare l’arto, ho dovuto amputare un piede ad un ragazzo di 16 anni per un incidente tra uno scooter e auto: il suo piede con l’infradito era rimasto incastrato tra le lamiere, praticamente era disintegrato». E continua: «Amputare un piede ad un giovane di quell’età significa cambiargli per sempre la vita» . E se l’emblema dello stile di vita labronico è un rischio sicuramente per giovanissimi e quarantenni, Augusti non risparmia gli anziani che, troppo spesso, sfrecciano in centro e sul lungomare, in sella alle bici elettriche. «Mi capitano tanti casi di lesioni cutanee, le cosiddette braciole, anche di persone di questa fascia d’età, per incidenti sulle bici elettriche - spiega - La maggior parte indossano pantaloncini e ciabatte: la loro capacità di reazione ad un imprevisto è più lenta, quindi a maggior ragione, dovrebbero guidare con un abbigliamento consono».
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