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Caos sulla Variante Aurelia, la facile previsione di chi ha protestato - Il commento
La verità è che l’Anas ha anteposto alle esigenze degli automobilisti le proprie ragioni organizzative comportandosi come un soggetto privato che ha in gestione un bene pubblico, senza sentire il bisogno di curarsi delle necessità dei cittadini
Non siamo cittadini, ma sudditi. Non ci voleva molto a prevedere che col traffico dei vacanzieri quel cantiere sulla Variante Aurelia sarebbe diventato un inferno. Venti chilometri di coda. Venti. Come è possibile che si apra un cantiere in piena stagione turistica in un tratto di strada che solo in questo periodo dell’anno risente di una tale mole di traffico? L’Anas rispose a una precedente sollecitazione del Tirreno che la ragione è tecnica. L’appalto è stato assegnato solo ora e rimandare i lavori non è possibile. Poi, ci fu spiegato, l’asfalto si stende meglio con il caldo. Nel nord Europa le strade sono asfaltate pur senza le temperature mediterranee che si registrano a Donoratico e, quindi, la risposta pare un tentativo un po’ usurato di metterci un toppino.
La verità è, invece, che l’Anas ha anteposto alle esigenze degli automobilisti le proprie ragioni organizzative comportandosi come un soggetto privato che ha in gestione un bene pubblico, senza sentire il bisogno di curarsi delle necessità dei cittadini. Il diniego a posticipare il cantiere è stato deciso e brutale. La risposta ai sindaci della zona che protestavano con veemenza è stata la promessa di fare prima possibile. Questo, graziosamente, ci è stato concesso. Il resto, il rispetto che ci meritiamo, no.
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