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Tutto cominciò che aveva appena 10 anni...
Tutto è cominciato nel '34 da Biagi in uno studio in via Grande. Ciriello aveva appena 10 anni. Un certo giorno il titolare del negozio si rompe il naso mentre attacca un quadro, tocca a lui mandare...
Tutto è cominciato nel '34 da Biagi in uno studio in via Grande. Ciriello aveva appena 10 anni. Un certo giorno il titolare del negozio si rompe il naso mentre attacca un quadro, tocca a lui mandare avanti la baracca: il primo scatto è una fototessera a una ragazza. Tutto ok.
Ma per qualche tempo le strade di Ciriello e della fotografia si dividono. Se ne va a fare il garzone di bottega nel laboratorio di cornici Mainardi, poi il ragazzo d'ufficio nella ditta Bracci e Marsili, settore legname.
Il ritorno alla passione per la fotografia? Quando un fotografo emiliano (Allegri) arriva a Livorno per fare le foto a chi incontrava durante la passeggiata della domenica: Ciriello era il ragazzo che dava il bigliettino con i dati per andare a ritirare le foto allo studio. E intanto teneva gli occhi aperti per capire l'arte di catturare le emozioni con quella strana apparecchiatura.
Ma è un amico, Dino Mochi, a portarlo sulla strada dei giornali: non c'entra nulla né con le foto né con i quotidiani, ma fa l'ottico da Ciampi e convince Ciriello ad andare a lavorare appunto dai Ciampi per sostituire il loro fotografo, Cesare Novi, capo di una dinastia di fotografi. E nel '45 il giornale chiamò la ditta Ciampi per avere un fotoreporter. Mandarono Luciano: e qui comincia l'avventura...
Nella lunga intervista al nipote Paolo, Luciano Ciriello racconta anche che «spesso non solo fotografavo, ma ero anche d’aiuto». Come quella volta che non si riusciva ad trovare una ragazza annegata nel mare del Romito: usò la Leica alla rovescia come un cannocchiale finché non vide dei vestiti e avvisò le forze dell’ordine.
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