Italia
Ucciso da un infarto storico operaio del cantiere Orlando
Livorno, Gianni Corridoni, 62 anni, ha avuto un malore in casa, trovato dal figlio. Lo sgomento della famiglia, venerdì 2 luglio il funerale a Nugola
COLLESALVETTI. Dieci minuti prima aveva parlato con la moglie. “Vado in bagno, poi vengo al letto”. Ma in camera, nella sua villetta a Nugola, Gianni Corridoni non c’è mai arrivato. Un infarto fulminante l’ha ucciso a 62 anni. Lui, che era sempre stato bene in salute e che fino a poche ore prima era stato in giardino a lavorare, non ha avuto scampo. A trovarlo il figlio Filippo: i soccorsi sono stati immediati, ma per lui non c’è stato niente da fare.
Sono le 22.30 di mercoledì 29 giugno e a Nugola Nuova, in via di Scapigliato, regna la quiete. Corridoni, operaio del Cantiere, in pensione, è a casa con la moglie Clarita. I figli sono usciti. Proprio in quel momento, rincasa Filippo, 27 anni. Il giovane va in bagno e trova il padre seduto, privo di sensi. Sembra quasi che si sia addormentato o che sia svenuto. Ma a uno sguardo più attento, la percezione cambia.
È lo stesso Filippo a raccontare cosa è successo: «Sono andato in bagno e ho trovato mio padre seduto, non cosciente. Mia madre ci aveva parlato poco prima, e io non capivo cosa potesse essere successo. Allora ho chiamato subito i soccorsi, e mentre li aspettavo ho allertato il nostro vicino, che è un medico. È stato lui il primo a tentare il massaggio cardiaco. Poi sono arrivate due ambulanze, una della Misericordia di Vicarello e l’altra da Livorno». I volontari, assistiti dal medico, provano a lungo a rianimarlo, ma i tentativi sono vani. Il cuore ha smesso di battere. «Il malore è stato improvviso, del tutto inatteso - prosegue il figlio - Un mese fa, mio padre aveva avuto dei doloretti al petto e si era sottoposto a dei controlli, ma tutti gli esami erano andati bene».
Il dolore è enorme e investe tutto il paese, dove Gianni era molto conosciuto perché si dilettava a fare lavori di giardinaggio non solo per sé, ma anche per gli amici e per i vicini di casa,a Nugola, dove giovedì mattina alle 9 è suonata la campana a morto. «Mio padre con le mani in mano non ci sapeva stare - racconta Filippo - Amava respirare all’aria aperta e curare le piante, i fiori e le verdure. La sua etica di vita era quella del lavoro e del sacrificio. E ha sempre dato il massimo per far stare bene la famiglia». Valori, questi, che Gianni Corridoni ha trasmesso anche ai suoi figli, Filippo e il gemello Angelo, e la maggiore, Valentina, 34 anni.
Corridoni aveva lavorato al Cantiere per oltre 30 anni. Commosso il ricordo del suo amico e collega Ugo Del Vivo: «Insieme abbiamo lavorato tanto tempo, nei momenti migliori e peggiori, dagli anni 70 fino alla pensione, nel 2002. Gianni si occupava di carpenteria, era “maestro d’ascia”, come si diceva all’epoca. Poi era diventato coordinatore dei lavori a bordo delle navi in costruzione».
Gianni Corridoni lascia nel dolore anche l’anziano padre Gino, 96 anni, che vive nella casa adiacente. Era stato proprio lui, negli anni Cinquanta, a lasciare la sua terra, le Marche, per trasferirsi in Toscana, in cerca di lavoro. «Per mio nonno questa disgrazia è stata una batosta enorme - spiega Filippo - Mio padre si dedicava a lui giorno e notte, lo accudiva con amore, era il suo angelo custode. Perdere un figlio, a quell’età, per mio nonno è devastante».
Addolorati anche i fratelli della vittima, Claudio e Rosaria. «Era un fratello esemplare, un grande lavoratore, una persona meravigliosa- dice Claudio in lacrime. Ci mancherà moltissimo». Il funerale di Corridoni è stato celebrato primo luglio alle 15 nella chiesa di Santi Cosma e Damiano, a Nugola.
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