Il Tirreno

Livorno

il racconto

Bloccato dalle commesse-detective

di Lara Loreti
Bloccato dalle commesse-detective

La dipendente del negozio: "Io e la mia collega ci siamo capite al volo". Le due hanno fatto arrestare un cliente: voleva un I-pad ma ha cercato di pagarlo con la card falsa

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LIVORNO. «Quando ho visto il documento di identità, con un timbro che non mi convinceva perché sembrava finto, e la carta di credito, che mi è parsa sbiadita, ho intuito che c’era qualcosa che non andava. E allora ho lanciato uno sguardo di intesa alla mia collega. Lei ha capito al volo, e mentre io intrattenevo il cliente, lei chiamava la polizia...». Gli agenti della squadra mobile arrivano in un baleno e lo arrestano. Raccontata così, dalla voce squillante di Giovanna, la storia sembra facile e lineare. Ma la verità è che le commesse di “Tuttotelefono” in via Grande sono state super sveglie e intuitive. Delle vere commesse detective.

In manette è finito Ciro Ricciardi, 30 anni, napoletano in trasferta in Toscana. Il giovane, come emerge dalle indagini della polizia, è stato sorpreso in flagranza ad acquistare in maniera irregolare un Ipad Apple del valore di 1.300 euro, cercando di concludere contratto di finanziamento con documenti falsi. Ma non ce l’ha fatta grazie all’intuizione di Giovanna. È lei stessa a raccontarlo: «L’altro giorno ero al lavoro quando nel negozio è entrato questo ragazzo. Un cliente come un altro, sulla trentina, vestito in maniera sportiva, accento del sud ma questo conta poco, anche perché io sono sarda. Voleva vedere un Iphone, poi ha cambiato idea e ha optato per un Ipad - racconta la commessa - La prima cosa che mi ha insospettito è che lui, nel voler fare il finanziamento rateizzato, ha detto di non aver problemi sull’importo della quota mensile, ma di voler dare un anticipo in contanti il più basso possibile». A questo primo indizio, che fa drizzare le antenne a Giovanna, se ne aggiungono subito altri due: «Poi mi ha dato i documenti: la carta di identità non mi ha convinto, e lo stesso vale per la carta di credito, che aveva un che di artefatto». A quel punto, la ragazza chiama la sua collega Francesca: «Le ho detto: “Mi aiuti a fare le fotocopie?”. E le ho indicato, senza farmi vedere dal cliente, il timbro che mi sembrava finto. Lei ha capito al volo la situazione e mi ha detto ad alta voce: “Sì sì, fai tu”. Intanto è andata nell’altra stanza e ha chiamato il 113». Un’intesa alla Starsky e Hutch... «Nel frattempo io ho cominciato a fare le fotocopie e a prendere tempo - prosegue il racconto di Giovanna - I minuti passavano le ti e non sapevo più cosa inventare per rallentare. Francesca intanto mi mandava sms, avvisandomi che la polizia stava arrivando».

Poco dopo, arrivano gli agenti della squadra mobile, coordinati dal dirigente Giuseppe Testaì. «La polizia è stata davvero veloce ed è riuscita a bloccarlo qui», dice la commessa. È allora che gli investigatori accertano che il trentenne ha una carta di credito circuito Mastercard rilasciata dalla Bnl clonata a una donna residente in provincia di Arezzo, e una carta di identità che sembrava essere stata rilasciata dal sindaco di Pisa, ma in realtà che era falsa. Inoltre aveva due tessere sanitarie, una sua e un’altra finta, intestata ad una persona inesistente, più 1580 euro in contanti. Per lui sono scattate le manette. È stato invece denunciato un quarantenne napoletano, ritenuto suo complice, che ha tentato una truffa analoga nel negozio di telefonia di via Ricasoli: secondo la polizia, i due farebbero parte di un gruppo italiano specializzato in tale tipo di truffe.

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