Lipu: oasi in via Goito per salvare gli uccelli in via di estinzione
L’indagine dell’associazione ecologista: censite 30 specie «È l’ultimo scrigno di biodiversità nel cuore dell’abitato»
LIVORNO. «Chi si aspetterebbe che il cantore più melodioso dei boschi avesse messo su casa in mezzo alla città? Ma l'Usignolo non è il solo, considerando che i censimenti ornitologici conclusi in questi giorni nell'area verde tra Via Goito e Via Da Verrazzano (per quanto riguarda i rilievi primaverili) hanno collezionato complessivamente più di 30 specie». A a dirlo è la Lipu per bocca di un esperto livornese di chiara fama come Marco Dinetti, responsabile nazionale ecologia urbana.
Dinetti tiene a precisare che tali specie sono «tutte protette come "patrimonio indisponibile dello Stato"» e cita la legge nazionale 157/92 e legge regionale toscana 3/94. Di più: «Addirittura 9 di questi uccelli sono inseriti nelle “liste rosse” delle specie minacciate di estinzione, e tra esse vi è il codirosso comune che è una Spec-2 di interesse conservazionistico a livello europeo, e per il quale quest'area rappresenta il primo sito di nidificazione scoperto a Livorno».
Ma nell’area di via Goito- via Da Verrazzano troviamo «anche il gheppio (che è un falchetto), il picchio verde, la bellissima upupa con la cresta variopinta, l'occhiocotto che si rifugia dentro ai cespugli, il pigliamosche che rincorre zanzare e farfalle, la piccola e vivace cinciarella dal piumaggio giallo e celeste, i coloratissimi verdone e cardellino».
Ricordando «altre presenze faunistiche, tra cui quella dello scoiattolo», la Lipu indica in quest'area «l'ultimo scrigno di biodiversità sopravvissuto nel cuore della città». A maggior ragione, dopo la cementificazione di Banditella, Nuovo Centro, Porta a Terra, Magrignano.
Allo scopo di preservara l’area , la Lipu «insieme ad istituti di ricerca, altre associazioni ambientaliste ed esperti progettisti» ha presentato al Comune di Livorno un progetto di "oasi urbana" che si propone di valorizzare il terreno per funzioni ecologiche, in un'ottica di fruizione pubblica. La conversione in un parco formale – afferma Dinetti – comporterebbe «la scomparsa di 9 specie (quelle più rare ed interessanti), mentre con un progetto edilizio si perderebbero in tutto 17 specie».
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