Il Tirreno

Livorno

Omicidio al mercato, ecco la condanna finale

Claudio Costanzo e Alfredo Andreucci il giorno del delitto
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Claudio Costanzo e Alfredo Andreucci il giorno del delitto

In cassazione confermati 16 anni ad Alfredo Andreucci

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LIVORNO. La Corte di Cassazione ha messo la parola fine sulla storia processuale dell’omicidio al mercato confermando la condanna a 16 anni di carcere per Alfredo Andreucci, 60 anni, l’imprenditore che la mattina del 27 febbraio del 2013 uccise a coltellate nell’atrio del palazzo centrale, a due passi da piazza Cavallotti, Claudio Costanzo. Una sentenza che conferma la decisione della Corte d’Appello di Firenze che a sua volta aveva ridotto la pena, inizialmente fissata in 30 anni di reclusione, escludendo la premeditazione.

«È una grande soddisfazione - spiegano le figlie della vittima - perché finalmente tutti i gradi di giudizio hanno riconosciuto la colpevolezza assoluta della persona che ha ucciso nostro padre. È evidente che la giustizia a nostro modo di vedere non sia stata perfetta: il colpevole tra una decina di anni uscirà mentre chi voleva bene a Claudio è obbligato a vivere un ergastolo di dolori, speriamo che almeno il senso di colpa rimanga».

Ad inchiodare l’imprenditore ci sono sia le testimonianze di quattro persone che i giudici reputano «attendibili» e le dichiarazioni raccolte sia dai medici che dagli stessi carabinieri in ospedale dove Costanzo venne portato e dove morì qualche ora dopo. «Andreucci Alfredo, ditta carpenteria zona Picchianti», disse quando gli chiesero chi lo avesse aggredito. E ancora aggiunse anche il movente dell’accoltellamento: «Cose di soldi».

I difensori dell’imputato, hanno sempre cercato di dimostrare la presenza di una terza persona all’interno del palazzo. «Nessuno - scrissero i giudici dell’Appello - poteva soprattutto sapere che insieme sarebbero entrati nello stabile di via Cossa per recarsi nella sede dell’agenzia della Banca Popolare dell’Etruria di via dei Fulgidi», dove Andreucci avrebbe dovuto prelevare per dare a Costanzo alcune migliaia di euro che gli doveva. Spiega la figlia della vittima. «Finita questa storia vogliamo ringraziare chi ci è stato vicino: i carabinieri, in particolare il capitano Claudio Gallù e il collega Ferretti e i nostri avvocati».

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