«Non voleva ucciderlo e lo dimostreremo»
Uccise il coinquilino in corso Amedeo dopo una lite, l’avvocato difensore chiede il giudizio con rito abbreviato
LIVORNO. Massimo Spagnoli, 70 anni, in carcere dalla notte del 13 marzo scorso per aver ucciso con una coltellata al cuore il coinquilino al termine di una lite, ha chiesto attraverso il suo avvocato di essere giudicato con rito abbreviato.
Una scelta che era nell’aria e che è stata ufficializzata dal difensore del pensionato, Edoardo Castagnola, lunedì con la richiesta formale deposita all’ufficio gip. Tre le condizioni poste dall’avvocato al Tribunale per dare l’ok al rito alternativo ed evitare un processo in corte d’Assise: ascoltare la donna che aveva subaffittato allo stesso Spagnoli e alla vittima il fondo trasformato in appartamento al numero 172 di corso Amedeo, sentire il consulente di parte, il medico legale Nicola Bisorni, e infine interrogare di nuovo l’imputato.
Tre mosse che hanno un unico obiettivo: dimostrare che Spagnoli quella sera non ha ucciso volontariamente Ion Neogovici, 47 anni, come invece sostiene il pubblico ministero Daniele Rosa, ma si è trattato di un delitto preterintenzionale o addirittura di un eccesso di legittima difesa.
L’affittuaria della casa - ad esempio - in aula potrebbe confermare che il giorno del delitto il pensionato l’aveva chiamata - intorno alle 19 - per dirle che la vittima lo aveva aggredito e che lui non avrebbe più sopportato comportamenti simili.
Il consulente potrebbe aggiungere che la coltellata, l’unica, è stata inferta con una forza modesta e che dalla dinamica potrebbe anche emergere che il coinquilino abbia in qualche modo impresso una forza contraria «come se fosse stato lui ad aggredire il pensionato».
Infine riascoltando in aula l’imputato, il giudice potrebbe rendersi conto che la sua ricostruzione regge. Eppure, nonostante questo, Spagnoli rischia comunque l’ergastolo, perché agli atti ci so alcuni particolari che restano ancora sospesi.
Uno su tutti lo ha sottolineato nella citazione a giudizio proprio il pm spiegando come l’imputato dopo il colpo mortale non abbia soccorso immediatamente il ferito, ma si sia preoccupato di lavare il coltello prima di scendere in strada e aspettare l’arrivo della polizia. Due tesi discordanti, dunque, sia a livello di ricostruzione processuale sia a livello di pena. Perché nel caso in cui reggesse l’ipotesi dell’omicidio volontario seguirebbe una condanna all’ergastolo, altrimenti le porte del carcere per Spagnoli potrebbero aprirsi.
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