Il Tirreno

Livorno

in carcere

Le Sughere aprono le porte alla musica

Lara Loreti
La band che si è esibita alle Sughere: alla voce e chitarra, Luca Lupo (Marzi/Pentafoto)
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La band che si è esibita alle Sughere: alla voce e chitarra, Luca Lupo (Marzi/Pentafoto)

Livorno. Folla di detenuti e ospiti al pomeriggio musicale in carcere: dal rock al pop alla musica araba e balcanica, la festa è un gran successo. La direttrice: "Bella iniziativa". Solimano: "Da ripetere"

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LIVORNO. Da Gianluca Grignani ai Beatles, passando per la musica impegnata livornese di Michelangelo Ricci fino a un brano arabo e ai canti nostalgici dei Balcani. E' un concerto multietnico quello che va in scena in carcere alle Sughere nel pomeriggio di martedì 21 giugno. La Festa della Musica raccoglie una trentina di detenuti e un bel gruppo di musicisti tra cui due ospiti del carcere. Un'iniziativa voluta dal ministero dei Beni culturali e accolta dal dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.

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Il pomeriggio musicale viene inaugurato dalla direttrice dellòe Sughere Santina Savoca, presenti gli educatori e il garante Marco Solimano. Si canta, si balla, si ride alla musica che unisce e diverte. E i musicisti, bravi e simpatici, sono pronti ad accogliere i contributi di tutti. Alla voce e agli strumenti si alternano Luca Lupo, acclamatissimo dai colleghi detenuti, Michelangelo Ricci e Ida Ricci, la solista Elisa Mellino, il gruppo Helter Shelter, specializzati nelle cover dei Beatles e per finire Julian Sula, che riempie l'aria di emozioni con la sua voce di musica etnica albanese.

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Due ore in cui il sound non ha confini e spazia dalla musica melodica italiana al rock, dal pop inglese alle melodie arabe. E' in particolare di un detenuto tunisino il brano eseguito quasi a cappella che viene totalmente improvvisato. Alla sua voce si aggiungono quelle dei connazionali esaltati ed emozionati nel sentire parole e suoni di casa. E lo stesso accade quando al microfono e tastiere si esibisce Sula, che canta un brano di casa sua che parla di un detenuto nostalgico di casa. Ma il vero momento da stadio c'è quando, voce e chitarra, Luca Lupo intona la canzone che per eccellenza raccoglie il favore di tutti: Io vagabondo dei nomadi.

Sono da poco passate le 16 quando la festa volge al termine. I detenuti tornano in  cella, ridendo e scherzando. I musicisti e gli altri ospiti tornano a casa, felici e arricchiti da un'esperienza da ripetere. E infatti, negli educatori e nel garante già matura l'idea di organizzare, presto, una nuova uscita musicale legata al mondo carcerario.  "Siamo stati ben lieti di accogliere la proposta del ministero dei Beni culturali - dice Santina Savoca - Queste esperienze che favoriscono la sensibilizzazione ai temi sociali del carcere da noi sono sempre ben accolte".

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