Il Tirreno

Livorno

Bottai: siamo più che un boia dé

di Matteo Scardigli
Bottai: siamo più che un boia dé

Dibattito in Fortezza sulle origini del popolo livornese. Raccolti 3mila euro per il restauro del Villano

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LIVORNO. «Siamo molto più che “boia dé”». Tra la storia e il mito, il campione livornese Lenny Bottai dice la sua, al dibattito organizzato in Fortezza Vecchia dalla Repubblica dei Villani con l'Università di Pisa per indagare sulle radici del popolo labronico, avvinte al salvataggio di una statua dalla triplice sorte e controversa, e rispondere all’eterna questione: siamo Mori, Granduchi o Villani?

La soluzione - a parere degli esperti - potrebbe averla un antiquario fiorentino. Siamo nel 1496 e Guerrino della fonte di Santo Stefano (o da Montenero) conduce un manipolo di determinati villici, aiutati dal Libeccio, nella difesa delle mura cittadine dal soverchiante assalto degli Austriaci. Ennesimo scontro nei secoli tra Davide e Golia, l’episodio viene racchiuso in un monumento e in seguito elevato al rango di atto costitutivo della Città. «Lo stesso Guerrazzi - precisa Bottai- contrappone il Villano ai Quattro Mori, l’uno eretto in memoria collettiva degli eroi caduti e l’altro auto-celebrazione del potente in vita»,. Ruolo e significato delle sculture nello spazio urbano, arte e idea politica della città. Per il ricercatore Mattia Patti «i due elementi cambiano nel tempo e in corso d’opera, la collocazione non è mai semplice scelta di “arredo urbano”». Il Villano, infatti, non a caso cambia aspetto e ubicazione nei secoli, come sostiene la professoressa Denise Ulivieri: «Le testimonianze parlano di due statue diverse e dal destino incerto precedenti a quella che noi oggi conosciamo, e le posizionano prima alla Rocca Vecchia in Fortezza e poi in via Fiume, e infine al circolo Repubblicano in via Pellegrini». Quella collocata in largo Fratelli Rosselli per volontà dell’ex-sindaco Nicola Badaloni sarebbe dunque la copia di una copia di una copia, plasmata secondo un’iconografia ed un intento differenti l’una dalle altre (il cane ad esempio, emblema di fedeltà, fu introdotto nell’800). Questa almeno è la ricostruzione della professoressa Antonella Gioli: «Tutto nella simbologia della Livorno rinascimentale riconduce all’autorità medicea, “il primo dei tre Villani” riemerso alla Biennale dell'antiquariato di Firenze del 2015 difatti non ha nulla di eroico». E sul rapporto tra potere e statue (e relativa collocazione) interviene infine il sindaco Filippo Nogarin, chiamato in causa anche sull’opera donata da Chia posta a guardare il mare dallo Scoglio Della Regina: «Comprendo Badaloni, spostare i monumenti si può per ragioni di mobilità e valorizzazione, ma anche per creare discontinuità con il passato. Il porto crocieristico di Azimut-Benetti nel Mediceo non porterà vero turismo e spoglierà l’area della sua natura – conclude Nogarin –, stiamo valutando di dare al Villano una posizione più consona». Nel frattempo la sottoscrizione aperta dalla Repubblica dei Villani è ancora alla ricerca dei 12.500 euro stimati dalla Soprintendenza per il restauro della statua. Fino ad ora, tramite questa iniziativa, sono stati raccolti già 3 mila euro di cui una parte provenienti dalla borsa del titolo italiano Superwelter conquistato da Bottai.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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