Lavoratori e Cgil «A strumentalizzare l’Aamps è Nogarin»
La replica al sindaco: «Esclusi dal piano industriale» E l’azienda vieta l’assemblea sindacale prevista oggi
LIVORNO. «Caro Filippo, fai il sindaco e non permettere al movimento Cinque Stelle di strumentalizzare Livorno». Così Giovanni Golino, segretario funzione pubblica Cgil, risponde alla lettera che Nogarin ha scritto ieri ai lavoratori di Aamps attraverso le colonne del Tirreno.
Intanto la tensione all’interno dell’azienda sale. Perché il presidente Castelnuovo ha comunicato ufficialmente ai sindacati di considerare l’assemblea convocata per oggi illegittima e dunque ha già annunciato che l’eventuale presenza dei lavoratori all’appuntamento sindacale non sarà autorizzata nè retribuita, confermando una frattura tra vertici aziendali e lavoratori sempre più grave.
NOGARIN: ASSEMBLEE PER IL BALLOTTAGGIO DI ROMA. Nella lettera di ieri Nogarin chiedeva ai dipendenti di non farsi strumentalizzare a fini politici in vista dei ballottaggi di domenica a Roma e Torino. In particolare, riferendosi alle due ore di assemblea previste per oggi e domani, definiva la scelta del sindacato “strumentale, una chiara operazione elettorale a ridosso del ballottaggio con l’unico scopo di far passare sui media le immagini di una città invasa d’immondizia e gettare fango su questa amministrazione”.
LA CGIL: NON CREDIAMO PIÙ ALLE LETTERE DEL SINDACO... Ma la Cgil - che in Aamps rappresenta la grande maggioranza dei lavoratori - non ci sta e rimanda al mittente la lettera del sindaco.
«Caro Filippo - continua Golino - già nel dicembre 2014 ricevemmo una tua lettera in cui promettevi assunzioni, investimenti e che Aamps sarebbe stata protagonista in Retiambiente. Nel 2015 poi promettesti la ricapitalizzazione, recentemente era stato promesso dai vertici aziendali da te nominati che il piano industriale sarebbe stato condiviso sia con i lavoratori che con le organizzazioni sindacali. Ma sono state tutte promesse al vento. Ora leggiamo sul giornale un’altralettera: dobbiamo crederti?».
I LAVORATORI: VOGLIAMO CONOSCERE IL PIANO. Per rispondere al sindaco insieme a Golino hanno salito le scale del Tirreno le Rsu Cgil di Aamps. «I lavoratori stanno semplicemente chiedendo di poter condividere il piano industriale dell'azienda. Sia la proprietà che il cda ripetono che verranno tagliati i costi per 13 milioni di euro, pari a circa il 10% del fatturato e giustamente i lavoratori pretendono di sapere se in quei sacrifici c'è parte della loro vita», hanno sottolineato le Rsu spiegando i perché delle assemblee e annunciando che esse sarebbero subito revocate se arrivasse la convocazione dell’azienda come promesso.
NESSUN LEGAME COI BALLOTTAGGI. I lavoratori respingono anche l’accusa di un’assemblea programmata ad hoc nella settimana precedente al ballottaggio. «Il piano di concordato contenente il piano industriale e finanziario dell'azienda dovrà essere depositato in tribunale entro il 23 giugno ovvero giovedì prossimo - sottolineano -. Sono settimane che pazientemente aspettiamo di poterlo visionare e di conseguenza siamo costretti oggi a riunirci in assemblea e rivendicare la condivisione del piano, perché finora il sindaco ha solo rimandato ogni incontro, al solo scopo di arrivare al 23 giugno col piano non più modificabile visto. Ecco perché chiediamo oggi di vedere il piano. Dopo sarà tardi. Chi tira in ballo i ballottaggi di Roma e Torino è colui che vuole strumentalizzare le vicende di Aamps. Purtroppo avevamo ragione nel dire che la situazione di Aamps stava servendo come grimaldello per spot elettorali a livello nazionale».
Riprende la parola Golino: «Il piano industriale era già pronto dal 7 maggio giorno dell’assemblea dei soci saltata per motivi personali del sindaco, ma a più di un mese di distanza nulla è stato detto ai lavoratori lasciandoli in uno stato di paura e totale incertezza. Oggi a questi lavoratori si pretende di negare anche il solo diritto di riunirsi in assemblea sindacale per discutere del loro futuro ma pare che per i dipendenti di Aamps anche questo sia privilegio».
GIA A CASA 8 PRECARI E 30 DELL’INDOTTO. «Chiediamo al sindaco di farsi garante della condivisione del piano industriale con i lavoratori come lui stesso aveva promesso - continua Golino -. E che insieme a noi si faccia promotore della riassunzione degli 8 precari che oggi sono rimasti a casa a causa di un concordato oggettivamente sbagliato e pericoloso per l'intera città. Era il sindaco in prima persona a dover difendere Livorno dalle strumentalizzazioni e non accettare l'indicazione di andare verso il concordato. Si poteva e si doveva trovare una strada alternativa come la ricapitalizzazione - mancavano solo 3 milioni nel bilancio 2016 invece dei 13 stanziati - o la ristrutturazione del debito. Il concordato mette a rischio i posti di lavoro e le aziende livornesi e a causa di questa scelta oggi assistiamo alla prima ditta dell'indotto che a causa dell'esposizione verso Aamps ha messo in mobilità circa 30 lavoratori».
(g.corsi)
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