L’isola di Capraia unita alle elezioni sotto il “rais” Gaetano Guarente
Dopo anni di scontri si è presentata una sola lista che riunisce tante anime diverse, così dopo il pericolo scampato di una lista “romana”, l’avversario è solo l’astensionismo
INVIATO A CAPRAIA ISOLA. Un paio di settimane prima della data di scadenza per la presentazione delle liste elettorali, a Capraia, venti chilometri quadrati di meraviglie della natura tra la Corsica e la Gorgona, è cominciata a circolare la voce che una lista di estrema destra fosse pronta, da Roma, a candidarsi nel tentativo di conquistare l’isola, o almeno di metterci un piede sopra.
Per tutti i diavoli dei sette mari. Pare che quelli successivi, per i capraiesi, siano stati giorni segnati da ansie e lunghe riunioni nel tentativo di trovare il sistema di affondare la barca (politica) dell’invasore. Barricate e strategie che non si vedevano tra il porto e il paese dai tempi dell’invasione del sanguinario pirata Dragut, anno domini 1540, quando la sua armata impiegò quattro giorni e quattro notti prima di abbattere la resistenza di un manipolo di capraiesi costretti dopo un’estenuante resistenza ad alzare bandiera bianca.
«La lista unica era già bella e che pronta - raccontano ai tavoli di uno dei bar dell’isola - ma ne è stata fatta in fretta e furia, una seconda composta di sole donne. Le nostre spartane avrebbero dovuto prendere voti e impedire che qualche straniero entrasse in consiglio». Non a caso la lista civica di unità “Guarente per Capraia” è stata presentata a poche ore dalla scadenza, quando il rischio di un’imboscata era tramontato e la pacificazione dell’isola, da secoli al centro di guerre, interne soprattutto, poteva cominciare davvero.
È dietro a questa storia di spionaggio politico, vero o presunto, che domenica i 403 residenti aventi diritto, si presenteranno alle urne con una sola lista in campo guidata dal rais Gaetano Guarente (la definizione fa sorridere il diretto interessato), in procinto di iniziare il quarto mandato da primo cittadino dopo essere entrato la prima volta in consiglio comunale nel 1993.
«Stare uniti - dice a bordo della nave Liburna mentre in lontananza si scorge il profilo di Capraia - era diventata un’esigenza. In passato - ricorda - ci sono state battaglie politiche anche aspre, come quella che ha riguardato il Parco, che ci hanno segnato. E queste tensioni, in una comunità piccola come la nostra dove ti incontri anche venti volte al giorno, rischiano di essere controproducenti. Ora - sospira - solo il tempo potrà dirci se abbiamo fatto la scelta giusta, ma io ci credo davvero...».
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C’è, al contrario, chi guardando i nomi dei candidati storce il naso e scommette puntando contro alla durata della maggioranza. Perché è anche vero che in consiglio dovranno convivere anime che arrivano da storie politiche e personali diverse, c’è l’ex militante del Pci, il tesserato della Lega Nord, il giovane psicologo, l’imprenditrice, l’ex guardia penitenziaria, l’ambientalista convinta e chi ha in tasca la tessera del Pd.
«Ma stavolta partiamo da basi comuni - taglia corto Guarente - e se qualcuno non sarà d’accordo su una scelta potrà alzare il braccio e votare contro, come accade in qualsiasi sistema democratico. Nel Pd nazionale non fanno così?».
Gli fa eco Marida Bessi, da sempre all’opposizione e domani papabile vicesindaco. «Se la politica è rappresentazione siamo noi la comunità che vive l’isola tutto l'anno. Questo è un momento in cui è difficile amministrare qualsiasi città. Soprattutto per chi come noi non si può consorziare con altri comuni per garantire i servizi viste le difficoltà di collegamento. Ecco perché la nostra arma deve essere la coesione interna».
Più che a quello che sarà, ora c’è da pensare all’unico nemico che la lista Guarente ha sulla propria strada per non dover tornare alle urne: l’astensionismo. «Il numero magico perché le elezioni siano valide - spiegano in Comune - è 202, il 50% più uno degli aventi diritto». Altrimenti toccherà tornare al voto e allora la pace potrebbe già essere un ricordo. «La nostra è un’Opa - va avanti Guarente - un’offerta pubblica di acquisto nella quale gli azionisti sono i votanti. Anche se non è facile convincerli ad andare alle urne visto che manca la contrapposizione».
Si legge nel programma elettorale firmato dagli undici candidati: «Per poter amministrare al meglio un paese come Capraia bisogna avere una visione di quello che vogliamo realizzare, una visione di quello che sarà il suo futuro, una visione di quella che sarà una Capraia migliore». Un residence all’ex colonia penale (ci sono alcuni imprenditori che si sono fatti avanti), un museo dell’isola sotto la Torre, nella zona di Sant’Antonio, e una revisione dei limiti del Parco che sta per essere approvata dal consiglio regionale, sono i punti centrali del progetto.
Ma l’esempio di sviluppo che Guarente ha in testa passa da un esempio concreto. «Prendete i criteri di assegnazione della bandiera blu di Legambiente, Capraia non è nella lista. Eppure sulla qualità delle acque non temiamo confronti, eppure anche per una associazione ambientalista siamo carenti a livelli di infrastrutture. È su questo che dobbiamo lavorare».
Un obiettivo che passa da otto punti del programma attraverso i quali risolvere alcuni annosi problemi: turismo in calo (l’anno nero è stato il 2014), collegamenti con la terraferma sempre più costosi e lenti, buona parte del patrimonio dell’ex colonia penale ancora da recuperare e un’assistenza sanitaria che preoccupa soprattutto chi ha figli piccoli oppure genitori anziani.
«Sogno un’isola con due medici - spiega Nello Florio, padre di un bimbo di un anno - noi viviamo nella paura che possa accadere qualcosa e non avere il tempo di arrivare sulla terraferma. Quando sono state fatte le lezioni per il brevetto di primo soccorso eravamo in 25, tanto per fare un esempio».
Guarente che ad agosto compirà 64 anni e che l’ex sindaco di Livorno Gianfranco Lamberti soprannominò “mosca cocchiera” per aver beffato tutti con la nomina di Bruno Lenzi all’Autorità portuale, se guarda al passato lo fa elencando i successi raggiunti: «Abbiamo reso l’isola indipendente a livello idrico con il dissalatore, il porto è una realtà e il Castello di San Giorgio è stato finalmente restaurato». Anche alla faccia del pirata Dragut che proprio passando dal forte conquistò l’isola.
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