Redditi, un euro su tre qui arriva dalle pensioni
LIVORNO. Siamo un popolo di pensionati? L'indagine della Camera di Commercio presentata alla Giornata dell'Economia dice di sì. I soldi dei 97mila pensionati della nostra provincia valgono quasi 1,9...
LIVORNO. Siamo un popolo di pensionati? L'indagine della Camera di Commercio presentata alla Giornata dell'Economia dice di sì. I soldi dei 97mila pensionati della nostra provincia valgono quasi 1,9 miliardi di euro annui, cioè poco meno di un quarto del valore aggiunto totale. Ben più dello standard sia regionale che nazionale: attorno al 17-18%. Non solo: ogni mille euro dichiarate al fisco ben 353 arrivano dalle pensioni. Non sarà un record ma se pensiamo che da tutto il lavoro dipendente non ne arrivano più di 490...
Ma Sergio Costalli, nella introduzione a questi dati (in realtà il dossier ne contiene migliaia e migliaia di altri...), insiste su un aspetto: non facciamoci illusioni sul fatto che la soluzione dei nostri mali possa arrivare dal «Cavaliere Bianco che arriva da fuori e crea migliaia di posti di lavoro«. Però anche la possibilità di contare in eterno sull'«ammortizzatore sociale extra" dato dal flusso delle pensioni di nonni e genitori anziani è un paracadute a scadenza».
Di più: gli immigrati passeranno dai lavori umili a quelli più professionalizzati («basterebbe dare un'occhiata ai risultati scolastici dei loro figli più motivati»). Tradotto: o ci svegliamo o «i nostri figli e nipoti più preparati continueranno a lasciare Livorno per andare a lavorare là dove la loro preparazione è ricercata e retribuita». Costalli urla con quanta voce ha in gola di non sottovalutare la potenza manifatturiera del made in Italy: la fotografia della competitività su 4mila prodotti dice che nella metà dei casi la bilancia commerciale è in attivo e che «per 1.235 manufatti il dato è migliore della Germania», considerato il campione.
Nell'identikit disegnato dal presidente dell'ente camerale non manca una strigliata allo "spleen" di Livorno: prima si credeva isola felice, ora isola infelice ma pur sempre isola. «Vive per sé, in una cultura propria, che, in tempo di crisi e archiviati gli antichi splendori, si è trasformata nella cultura dell'attesa e del passaggio». E giù la sferzata: "La coesione sociale è tutta lì, basata sull'attesa e sul bel ricordo. Pertanto non accetta turbative, non consente cambiamenti e, quando questi si manifestano, li contrasta".
Eppure - a giudizio della Cciaa - «insieme alle ombre» ci sarebbero «anche tante luci»: 1) in attivo il saldo delle sedi d'impresa; 2) meglio che nel resto d'Italia l'incidenza fra le imprese "femminili" e fra quelle "straniere"; 3) cresce l'occupazione, più 1.500 addetti in un anno e più 9.700 nell'arco di un decennio ma con una impennata del tasso di disoccupazione fra 15 e 24 anni; 4) aumentano "la produttività del lavoro ed il valore aggiunto"; 5) crescono da 4 anni consecutivi i depositi bancari e stavolta anche gli impieghi.
Mauro Zucchelli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
