Il Tirreno

Livorno

Più di mille in duomo per S. Giulia

di Mauro Zucchelli
Più di mille in duomo per S. Giulia

Il vescovo: «L’Europa riscopra i valori di fronte all’incubo terrorismo, guai all’omertà culturale»

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LIVORNO. Santa Giulia, il miracolo non l’avrà fatto venerdì sera allo stadio raddrizzando le mani del portiere Pinsoglio nel match-salvezza, ma ieri in duomo sì: oltre mille persone hanno partecipato alla messa, e ancor di più alla successiva processione fino al Porto Mediceo. In onore di santa Giulia: in una città senza ghetto che rivendica un dna multiculturale, la patrona non poteva che essere una ragazza extracomunitaria martire in nome dei propri ideali di fede.

Ed è proprio su martirio e valori che ha insistito il vescovo Simone Giusti: se per tradizione l’omelia episcopale di Santa Giulia è un messaggio di tipo civile, stavolta il presule l’ha spesa non tanto per questioni locali, magari su una città più o meno retrocessa, quanto semmai per invitare ad alzare lo sguardo all’Europa. Non come roba lontana bensì come qualcosa che entra nelle nostre vite e che esige un nostro protagonismo qui e ora.

Due gli spunti dai quali il vescovo fa decollare il proprio ragionamento: da un lato, il crescente numero di cristiani assassinati o perseguitati nel mondo per la loro fede; dall’altro, l’avvicinarsi della minaccia dell’islamismo fondamentalista con gli attentati in Europa (Parigi e Bruxelles). Proprio riguardo a questi ultimi, monsignor Giusti sembra voler togliere di mezzo l’idea che la religione sia solo un pretesto e che in realtà dietro ci siano potenti interessi economici. No, Giusti intravede quel che chiama «un pseudo-misticismo» con forte connotazione di un distorto spiritualismo religioso.

Macché violenza del “sacro”, cioè di tutte le religioni in blocco: «Cristo disarma l’odio» rifiutando la legge del “dente per dente”. Poi rincara su due versanti. L’uno: «Né respingimenti né muri», come predica il Papa, ma «ben ben vengano più controlli e più intelligence», dunque un “grazie” alle forze dell’ordine. L’altro: «L’Europa non può essere solo moneta e banche, ha bisogno di essere cultura, valori e spirito». Non batte il tasto delle radici cristiane dell’Europa ma chiede al Vecchio Continente di non limitarsi «a essere un sacco vuoto» perché senza una propria identità – avverte – non esiste dialogo. Insomma, «non può bastare la sola tolleranza» che talvolta sconfina nell’indifferenza: bisogna avere «valori alti». Nel mirino l’atteggiamento di «tanti di noi cristiani», il cui silenzio è «omertà culturale e etica».

Livorno? L’unica sottolineatura è dedicata all’«opera-segno», cioè al nuovo centro Caritas all’ex Villaggio Scolastico di Corea (per il quale ringrazia pubblicamente il sindaco, presente alla celebrazione, per la licenza edilizia).

Al termine della messa – musicata per la prima volta dal compositore Pietro Magnani, vincitore del premio Santa Giulia (ed eseguita dai musicisti dell’istituto Mascagni) – i fedeli sono arrivati in processione fino all’Andana degli Anelli, fra i vessilli di realtà ecclesiali e i figuranti della Livornina in magnifici costumi. Dall’anfiteatro da dove è, in certo modo, iniziata una nostra storia portuale, davanti al reliquiario della patrona il vescovo ha benedetto la città e il porto mentre da rimorchiatori, navi e motovedette partiva il fischio delle sirene come saluto.

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