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Livorno

Pinsoglio e gli altri: Livorno, una città bastonata

Mauro Zucchelli
Pinsoglio e gli altri: Livorno, una città bastonata

Adesso siamo al bivio: o ci rassegniamo alle serie minori o proviamo a risorgere. Sorpresa: il talento c’è

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LIVORNO. Salvo miracoli a suon di punti di penalizzazione al Lanciano per i guai societari, il Livorno torna in C a distanza di 14 anni da un altro maggio ben più radioso, giusto all'antevigilia di Santa Giulia: neanche la patrona ce l'ha fatta a raddrizzare una stagione disgraziata. A questo punto ci manca solo che il Pisa conquisti la promozione e mandi in soffitta il geniale sfottò amaranto con la confezione del medicinale “Viv-in C”…

Lasciamo da parte la battutina campanilistica (quando lo capiranno le due città “cugine” che insieme sarebbero una forza?), ci pensa semmai don Paolo Razzauti a spingere la retrocessione-beffa fuori dallo stadio e farne un simbolo: «Scusate, ma ci voleva che retrocedesse la squadra calcistica per capire che Livorno, ormai, è retrocessa da tempo? Non c'è lavoro, non c'è casa per chi ne ha bisogno, si va avanti a slogan, si “arranca” ogni giorno di più, e non si riesce a capire che stiamo sempre più sprofondando?».

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Il simbolo raddoppia se pensiamo che, con la retrocessione del Don Bosco in C negli ultimi 30 secondi al termine di cinque partite-batticuore, anche nella pallacanestro siamo ruzzolati nei campionati minori: eppure eravamo Basket City, eppure nell'89 siamo andati a un nanosecondo dallo scudetto.

L'identikit lo raccontano le cifre, che hanno la testa più dura di tante chiacchiere. Per dirne una: nei primi tre mesi di quest'anno nel commercio 225 ditte hanno tirato giù la saracinesca definitivamente e poco più della metà (134) l'hanno alzata per la prima volta; hanno iniziato l'attività 50 bar, alberghi o ristoranti ma sono ben 68 quelli che hanno chiuso; sono nate 171 ditte artigiani ma 215 sono morte. Basta così? No, da inizio gennaio a fine aprile nella nostra provincia sono state autorizzate quasi 5 milioni di ore di cassa integrazione: più che nei tre anni precedenti sommati insieme (1,4 milioni nel 2013, 1,1 milioni nel 2014, 1,6 milioni nel 2015). E la “polveriera” sociale non è ancora esplosa: a brevissima scadenza quasi 1.400 operai che già non hanno più un posto di lavoro perderanno ogni paracadute e avranno reddito zero.

Sul fronte dell'emergenza casa, niente la spiega meglio del susseguirsi di occupazioni abusive l'una dopo l'altra. Lo stato dei servizi? Il braccio di ferro su Aamps ha fatto capire a chiunque che sono sufficienti tre-quattro giorni di paralisi della raccolta dei rifiuti per ritrovarci precipitati in una situazione da incubo con i cassonetti che straripano di immondizia. Di più: sul fronte della sanità si allungano le liste d'attesa e le fughe verso altri ospedali. Quanto basta, insomma, per raccontarci che la città è già capitombolata in serie C prima ancora che il portiere Pinsoglio combinasse il pasticciaccio brutto. E se è vero che se lui l'avesse parata non saremmo qui a scrivere questa storia di magone e mestizia, va detto che il campionato - quello di calcio e quello della vita - avevamo cominciato a perderlo già da tempo.

Però Livorno è anche qualcos'altro. Nelle stesse ore in cui il Livorno perdeva la strada della serie B, a Londra un campione come Gabriele Detti ha vinto un oro, un argento e un bronzo agli europei di nuoto, nel team guidato da un coach livornese di talento come Stefano Morini. E poi: nella scherma Aldo Montano, ultimo esempio della famiglia più medagliata al mondo nelle Olimpiadi, salirà sull'aereo per Rio a distanza di 12 anni dal trionfo di Atene, e lo farà insieme a tre livornesi come Andrea Baldini, Irene Vecchi e il maestro Nicola Zanotti. Solo un paio di esempi: chissà se è un caso che al patatrac negli sport di squadra sotto i riflettori faccia da contraltare gli exploit nelle imprese individuali negli sport cosiddetti “minori”.

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Fatto sta che anche fuori dai confini dello sport Livorno ha le qualità per puntare alla serie A: anzi, magari in settori di nicchia ma talvolta c'è già. Per esempio, l'azienda aerospaziale Kayser è la capofila delle piccole imprese europee che creano test e apparecchiature high tech da far volare sulla Stazione spaziale internazionale, in vista della missione-sogno verso Marte. Per esempio, il centro di ricerca allo Scoglio della Regina è diventato il punto di riferimento del settore e ospita il conclave di biorobotica (e, detto per inciso, sono livornesi due fra le 25 scienziate ritenute le più importanti al mondo dagli addetti ai lavori). Per esempio, livornesi sono almeno tre (Franco Denoth, Luciano Lenzini e Stefano Trumpy) fra i pionieri di internet trent'anni fa a Pisa. Potremmo andare avanti a lungo con i “campioni” livornesi: avrebbe poco senso se fosse semplicemente un esercizio per dire che non siamo gli ultimi della classe, serve semmai a sottolineare che il talento c'è. Anzi, per la prima volta, seppur in forma diffusa sul territorio c'è un polo di “intelligenze” che lavorano nel campo della ricerca e che vale ormai una “fabbrica” da 150 “cervelli” almeno: piccoli numeri rispetto al polo Cnr di Pisa, ma prima eravamo a zero.

C'è anche qualcos'altro. Dopo una lunga sfilza di segni "meno" anche il porto, cioè il mestiere che Livorno sa fare meglio, torna a crescere: anche nel primo trimestre di quest'anno (più 14%). Finora però, come denuncia il sindacato, non se ne vede l'effetto positivo sull'occupazione.

Ma il campionato ricomincia e il primo requisito è avere – nelle gambe, nella testa e nel cuore – grinta a sufficienza per provare a ripetere quel giorno in cui arrivammo con la bandana in testa dello sfottò a Berlusconi per giocarsela con il Milan nel tempio del calcio. A meno di non volersi rannicchiare nell'anonimato delle serie minori per misurarci tutt'al più con la Paganese.

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