Il Tirreno

Livorno

Maxi operazione antidroga: indagine chiusa con 9 indagati

di Lara Loreti
Maxi operazione antidroga: indagine chiusa con 9 indagati

Giro di spaccio in città tra il viale Italia e la Venezia, passando per il centro Un volume di dieci chili di roba. Le intercettazioni: “Tira fuori il giocattolino”. Tutti i nomi

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LIVORNO. “Tira fuori il giocattolino”. “Ce l’hai lo scorpione?”. Queste alcune delle frasi in codice che gli spacciatori usavano quando parlavano della droga, così come emerge dalle intercettazioni finite nell’ordinanza firmata dal giudice Ottavio Mosti. In nove, tutti uomini, livornesi e nordafricani, sono finiti nei guai con l’accusa di detenzione ai spaccio di stupefacenti: un giro da dieci chili di roba, per lo più hashish, ma anche cocaina, ecstasy e Mdma, che è stata sequestrata dai carabinieri nel corso delle indagini. Una vasta inchiesta cominciata a febbraio dello scorso anno, che si è chiusa all’inizio del mese, quando il pm Gianfranco Petralia ha notificato ai nove l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. L’operazione, detta “Presale”, svolta dai militari del Nucleo investigativo coordinati dal comandante Michele Morelli e dal colonnello Andrea Guidoni, ha portato a sequestri di droga e soldi, denunce a misure cautelari. Un lavoro finalizzato a fare la guerra allo spaccio.

I nove nel mirino. Sul registro degli indagati sono finiti i livornesi Francesco Casapieri, 20 anni (agli arresti domiciliari), Alessandro Mazzoni, 49 (domiciliari), Alessandro Natale, 47 (domiciliari); Valerio Cosci, 37 (denunciato, aveva l’obbligo di dimora in città); Omar Korri, 21 anni, denunciato in stato di libertà; poi ci sono i nordafricani Said El Madouni, marocchino di 47 anni, arrestato in città a marzo dello scorso anno, e detenuto in carcere a Pisa; Khalid Fadil, 29 anni, marocchino (ai domiciliari); Bechir Rouin detto “Marse”, trentenne tunisino (aveva l’obbligo di dimora); e poi Mohamed Ouni, tunisino di 37 anni, denunciato e in libertà. I nove sono finiti più volte nella rete dei carabinieri per vari episodi di compravendita di droga, in città, che vengono loro contestati all’interno dell’indagine. Le verifiche dei carabinieri hanno fatto emergere una richiesta continua di roba, soprattutto da parte di clienti livornesi verso i nordafricani, da cui nascevano incontri in diversi punti della città. I militari hanno fatto decine di pedinamenti per ricostruire i percorsi della droga. E per stare dietro ai pusher, hanno anche dovuto usare potenti binocoli.

I luoghi dello spaccio. Dal lungomare a Salviano, da piazza XX Settembre alla Venezia. Queste le zone “prese a prestito” dai pusher per gli scambi di droga. In particolare, nel mirino il moletto Nazario Sauro, sul viale Italia, poi via della Venezia e viale Caprera, via Sproni e piazza della Repubblica.

I nascondigli. Il luogo più originale dove la droga è stata scovata dai carabinieri è sul tetto, tra le tegole, di un edificio proprio di via Sproni, ma anche in auto, sotto al seggiolino di un bimbo. Uno degli scambi di roba, come emerso dalle indagini dei militari, è avvenuto in un autolavaggio a Salviano: con la scusa di lavare la vettura, un pacchetto di roba è finito all’interno.

Le intercettazioni. Oltre ai nomignoli con cui la droga viene chiamata dai pusher, dalle telefonate intercettate dai militari emergono anche battibecchi: litigi e rimostranze fatte da acquirenti livornesi insoddisfatti. Ed ecco che il “giocattolino” può essere o meno “piaciuto”, oppure “ha fatto schifo”, “non è bello” o ancora “la cosa non è buona”.

Ora che cosa succede. Gli avvocati degli indagati, Massimo Gambacciani, Barbara Luceri, Alessio Dinelli, Nicola Giribaldi, Serena Caputo, Tommaso Azzarro e Sadouk Awatif, hanno venti giorni per presentare o richiedere documenti. Poi il giudice si esprimerà sul rinvio a giudizio, fissando l’udienza preliminare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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