Il Tirreno

Livorno

Delitto di via Roma, «non ci sono indizi»: scarcerato l’ex parà

di Federico Lazzotti
Delitto di via Roma, «non ci sono indizi»: scarcerato l’ex parà

Livorno, il tribunale del Riesame di Firenze ha accolto la richiesta dei difensori di Agostino Ceci e ha annullato l’ordinanza: «Il quadro indiziario è insufficiente»

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Dopo ventitré giorni trascorsi in una cella del carcere delle Sughere torna in libertà Agostino Ceci, l’ex carabiniere paracadutista arrestato il 20 aprile scorso con l’accusa di aver ucciso, la sera del 6 febbraio in via Roma, Zviadi Khurtsidze, 40 anni, marito della donna con la quale da cinque anni aveva una relazione, interrotta poi a metà gennaio.

A rimettere in libertà il sessantaquattrenne i giudici del tribunale del Riesame di Firenze ai quali si erano rivolti i legali dell’ex carabiniere - gli avvocati Francesco Gristina e Marco Talini - contestando punto per punto il quadro indiziario che secondo la Procura, invece, inchioda il paracadutista in pensione.

In particolare, gli avvocati hanno messo in discussione due pilastri dell’accusa legati a doppio filo a altrettante consulenze che riguardavano in primis i filmati registrati in via Zambelli nei quali i consulenti nominati dalla Procura hanno riconosciuto Ceci mentre pedinava la vittima la sera del delitto e le intercettazioni ambientali, in cui l’indagato ripercorre a voce alta l’omicidio e le sue implicazioni.

La decisione è stata comunicata direttamente a Ceci nel primo pomeriggio di venerdì 13 maggio. E la prima telefonata l'uomo l'ha fatta  alla moglie che è poi andata a prenderlo in carcere prima di accompagnarlo dai suoi avvocati. In mano l’ordinanza e le motivazioni con cui il Riesame «ha annullato» l’arresto rimettendo l’indagato in libertà senza nessun obbligo. «Il quadro indiziario raccolto - spiegano i giudici - non è sufficiente per disporre una misura cautelare coercitiva». Poi sui filmati che secondo la procura ponevano l’indagato sul luogo del delitto il giorno dell’omicidio spiegano come «non siano determinanti per il riconoscimento della persona sottoposta a indagini».

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.13326465:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2016/04/19/news/omicidio-via-roma-arrestato-l-ex-carabiniere-dei-para-agostino-ceci-e-l-assassino-ha-ucciso-per-gelosia-1.13326465]]

Stessa valutazione per ciò che riguarda le intercettazioni ambientali nelle quali Ceci è stato registrato mentre  ripercorre, in auto, i luoghi dell’omicidio pronunciando frasi come «Sto stronzo» (riferito alla vittima secondo gli investigatori) e «è uscito, uccidiamolo laggiù».  «Queste intercettazioni - spiegano i giudici del Riesame - non hanno quella rilevanza che viene data dall’accusa».

Soddisfatti gli avvocati di Ceci che fin dal giorno dell’arresto hanno sempre ripetuto come l’accusa fosse fondata su una serie di indizi. «Si tratta di una decisione che ci rende felici, vedremo che cosa succederà: la strada percorrere per dimostrare l’innocenza del nostro cliente è ancora lunga. Questo è un punto a nostro vantaggio. Certo è che meglio di così non poteva andare visto che è stata accolta la linea difensiva».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il futuro del cantiere

Salvataggio Tigs, le offerte giuste: «Partono da 250 milioni di euro» – Chi sarà a decidere e tutti gli scenari possibili

di Giovanna Mezzana