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Livorno

il frate di pietrelcina

Padre Pio raddoppia: le reliquie del santo restano a Livorno un giorno in più

di Andrea Scutellà
Padre Pio raddoppia: le reliquie del santo restano a Livorno un giorno in più

L'abbraccio della folla dei fedeli nella Chiesa di San Giuseppe: il racconto

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LIVORNO. Le reliquie di Padre Pio resteranno un giorno in più a Livorno per permettere di celebrare i funerali di Don Vittorio Remaggi. Il tour del santo, quindi, fa il bis: le reliquie resteranno nella Chiesa di San Giuseppe anche oggi, lunedì 9 maggio, fino alle 19. Alle 21, sempre di lunedì 9 maggio,  arriveranno a Forte dei Marmi dove saranno ospitate fino all’11 maggio. Poi verrà il turno di Massa, dove raggiungeranno anche la chiesa di San Francesco a Vittoria Apuana, in un convento dei frati cappuccini. Il tour finirà a Fossola (Carrara).

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A Livorno, domenica 8 maggio, c'era Paolo Brosio. «Preghiamo perché i giornalisti, i fotografi e i registi abbiano la forza di dire la verità». Cercheremo di raccogliere la particolare invocazione che alla Chiesa di San Giuseppe, nel giorno dell’ostensione delle reliquie di San Pio, è stata dedicata agli operatori della stampa.

L’abbraccio. I volontari della Misericordia reggono le reliquie - chi con orgoglio, chi guardando l’orologio - e le persone si affollano per avere l’occasione di baciarle, di toccarle, di piangerci sopra. Dopo il rapporto fisico che i fedeli consumano con il saio francescano, la fascia con cui Padre Pio si deterse il costato - che serba ancora delle tracce di sangue - e con i mezzi guanti che coprivano le stimmate, i volontari puliscono con un panno il vetrino che li protegge dal mondo. C’è da preservare anche l’igiene.

L’arrivo. L’appuntamento è fissato per le 10.30, ma Paolo Brosio e il suo gruppo - l’associazione “Olimpiadi del cuore”, che insieme ai frati francescani del convento di Pietrelcina ha organizzato il “San Pio tour 2016” - arrivano poco prima delle 10. Tra la piazza e l’interno della chiesa di San Giuseppe, già centinaia di persone attendono le reliquie che vengono sistemate all’interno. All’esterno, invece, un imponente dispiegamento delle forze dell’ordine - diverse camionette di polizia e carabinieri - sorveglia l’ordinato svolgimento della manifestazione.

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Le facce. All’interno, però, la coda per baciare l’agognata reliquia è lunga e disordinata. Lo stesso Brosio si spende per organizzare meglio l’attesa. Alcuni malati vengono fatti passare avanti, altri si lamentano. Passa avanti anche la consigliera di Forza Italia Elisa Amato, che evidentemente non ritiene giusto fare la fila. Ma la commozione tra i fedeli accorsi resta grande. La vedi negli occhi, spesso colmi di lacrime o comunque lucidi.

Quelli che sembrano più sinceri, comunque, sono quelli che piangono disperati davanti al saio, ai guanti e alla fascia, o che ridono di gioia, ai limiti della commozione. I primi, di solito, non gradiscono la vicinanza delle telecamere. Poi c’è chi si avvicina ai giornalisti sornione e, chi invece, arriva a San Giuseppe soltanto per curiosare.

Sono moltissime le signore anziane presenti che alla domanda più banale, «Perché siete qui oggi?», rispondono nel modo più profondo e sentito: «Per mio marito che è morto e che era devoto a Padre Pio». Ci sono anche molti bambini, persino neonati portati dai loro genitori. Chi è abbastanza grande da regge in mano uno smartphone si cimenta come regista e riprende l’evento. Quasi del tutto assente, invece, è la fascia dai 15 ai 40 anni, rappresentata soltanto da qualche sporadica presenza.

Le donazioni. All’entrata e all’uscita dell’altarino che ospita le reliquie, posto ad un angolo della chiesa, ci sono due scatoloni per le libere donazioni. Quando chiediamo a Brosio quale sia lo scopo del San Pio tour 2016 - che ha portato e porterà il saio, i guanti e la fascia in giro per l’Emila e per la Toscana - lui risponde come il “mantra” che ripete da inizio giro: «Vogliamo portare entusiasmo nella fede, perché la fede dei nostri giorni è tiepida, sopita, addormentata». Ma noi insistiamo e chiediamo se non ci sia uno scopo «più materiale». Lui ci risponde con fermezza. «È una missione di carità spirituale. Noi vogliamo andare a Pietrelcina a costruire una “Via crucis” nel percorso che padre Pio amava fare dal centro fino alla zona di Piana romana, che è il posto dove, sotto l’olmo, ricevette le stimmate. Come San Francesco che le ricevette però sul monte della Verna, Padre Pio invece le ha avute nella sua città natale».

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Il parroco brasiliano. La messa si svolge con gioia e il parroco brasiliano di San Giuseppe, don Marcio Farias, è capace di tenere “incollati” al palco della celebrazione tutti i fedeli - in molti ci confidano che il suo arrivo ha «rivoluzionato» completamente la parrocchia - invitandoli con forza a leggere la parola del Signore.

Alla fine della celebrazione don Marcio si rivolge ai fedeli con modi che hanno più l’aria d’Oltreoceano che di casa nostra, e li invita a invocare con forza i nomi di Gesù, della Madonna - protagonista della messa, nel giorno della festa della mamma e della supplica alla Vergine di Pompei - e di san Pio. E i fedeli non fanno mancare le loro voci: gridano tre possenti «Viva» che rimbombano nella chiesa.

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